
Caldo estremo, temperature insostenibili e in media superiori a 35 gradi, giubbotti refrigeranti e continue docce d’acqua durante la corsa. Il Tour de France è arrivato alla sesta tappa, ma il tema dominante non è più soltanto la lotta per la maglia gialla. A tenere banco è l’emergenza caldo, che sta mettendo sotto pressione corridori e organizzatori. A questo proposito, ecco una raccolta di dichiarazioni degli addetti ai lavori sulle condizioni estreme che stanno affliggendo il Tour de France.
Le parole dei big: «Mal di testa alla partenza», «Il protocollo dov’è?»
Così Tadej Pogacar, che ha rivelato di aver avuto mal di testa e qualche difficoltà soprattutto all’inizio della quinta tappa: «Alla partenza avevo un gran mal di testa, e ho pensato che sarebbe stata una lunga giornata», riporta Cyclingnews. «Ma poi per tutta la tappa ci siamo spruzzati acqua a vicenda con le borracce, ad è andato tutto bene. Siamo arrivati al traguardo con calma, senza spendere troppe energie: Politt, Vermeersch e Wellens sono stati super, tirando il gruppo per tutto il giorno. Ovviamente l’obiettivo è riprendere la maglia gialla, ma credo che Træen possa tenerla per un po’».
Van Baarle non è stato da meno, criticando il mancato utilizzo del protocollo del Tour de France contro il caldo estremo: «Dopo due o tre ore, è davvero irresponsabile. Abbiamo un protocollo per il caldo, ma credo che sia finito da qualche parte in un angolo. È ancora responsabile? Questa è una bella domanda… Non credo proprio. In ogni caso, accorciare le prove speciali. Possiamo ancora correre per due o tre ore con questo caldo, ma non è solo per noi, sapete. A un certo punto, non c’è più acqua o ghiaccio a disposizione in macchina. Dopo due o tre ore, è davvero irresponsabile».
Sul tema è intervenuto anche Matteo Trentin, uno dei corridori più esperti del gruppo, mai banale nelle sue dichiarazioni: «Sulla questione del caldo – ha detto a WielerFlits – dovremmo sederci a un tavolo e pensare con attenzione a come agire in futuro, perché correre in queste condizioni non è salutare. Ha sempre fatto caldo al Tour ma queste ondate di calore sono diverse da quelle di qualche anno fa: di notte non fa più fresco. Il cambiamento climatico è qui: non è un problema dell’anno prossimo, ma di ora. Forse partire a mezzogiorno sotto il sole non è una buona idea: se io fossi una persona normale, non uscirei a quest’ora. Dobbiamo sederci a un tavolo e parlarne seriamente».
Anche Tom Pidcock ha avuto qualcosa da dire al termine della tappa di ieri, che lo ha visto perdere le ruote dei migliori proprio sul finale: «Ha fatto un caldo infernale tutto il giorno. Non credo di aver mai corso una gara così dura con un caldo simile, è stato assurdo! Era un campo di battaglia in cui tutti cercavano di rinfrescarsi. Credo che in gruppo avremo consumato 10.000 borracce. Nel finale non avevo più energie».
«Si può morire per un colpo di calore»
Alle loro parole si sono aggiunte quelle di Marc Madiot, presidente della Groupama-FDJ United, che ha puntato il dito contro l’organizzazione del Tour de France e la mancata applicazione del protocollo: «Dopo quattro giorni di gara hanno ammesso che sarebbe opportuno poter fornire ai nostri corridori più acqua e ghiaccio durante tutta la giornata». A suo giudizio, con il passare dei giorni aumenteranno i disturbi fisici, a partire da quelli gastrointestinali provocati dall’enorme quantità di acqua, spesso ghiacciata, che i corridori sono costretti ad assumere per evitare la disidratazione.
Così invece il ricercatore Sébastien Raciais, del CREPS di Montpellier, che ha spiegato come queste temperature stiano spingendo gli atleti «ai limiti di ciò che il corpo umano può tollerare». Ma non è il solo, come testimonia anche il dottor Emilio Magni, direttore sanitario della XDS Astana: «L’organismo raggiunge un punto in cui non riesce più a disperdere il calore che sta assorbendo. È un pericolo che il ciclismo professionistico non può più ignorare. I corridori gareggiano regolarmente sotto un sole cocente e in condizioni di elevata umidità, spesso nelle ore più calde della giornata. Ci sono misure che possono ritardare il surriscaldamento, ma non eliminano il rischio. Sono soluzioni temporanee Si può perdere una gara per il caldo, ma si può anche morire per un colpo di calore».











