Il programma inedito di Jonas Vingegaard, che correrà sia il Giro d’Italia che il Tour de France nel 2026, continua a far discutere. L’ultima voce critica arriva da Geraint Thomas, neo-dirigente sportivo della Ineos Grenadiers ed ex campione, che ha espresso i suoi dubbi durante il podcast Watts Occurring.
Thomas ha definito la scelta “coraggiosa” (usando un termine più colorito), ma ha subito messo in guardia sui rischi di un doppio così impegnativo. «Spesso è una combinazione che non funziona», ha avvertito. La sua principale perplessità riguarda la motivazione della Visma|Lease a Bike: «C’è da chiedersi se lo fanno per portare a casa almeno un Grande Giro, come se fossero già pronti per accettare la sconfitta per mano di Tadej Pogačar al Tour de France».
Il gallese solleva un dubbio tattico fondamentale: «Io spero che non pensino di non poter vincere il Tour prima di partire». E immagina uno scenario imprevisto: «Mi chiedo cosa farebbero se a un certo punto venisse fuori che Pogacar non andrà al Tour. Metti che si ammala nei primi giorni? A quel punto cosa farebbero?», sottintendendo che Vingegaard potrebbe arrivare al Tour non al massimo a causa della fatica accumulata al Giro.
Anche il co-conduttore Luke Rowe, ds della Decathlon CMA CGM, ha espresso una posizione tradizionalista: «Io credo che il secondo corridore migliore al mondo per i Grandi Giri debba in ogni caso prepararsi al 100 per cento per la corsa più importante al mondo. Probabilmente è un punto di vista romantico, ma uno vuole vedere i corridori più forti al loro meglio nelle gare più importanti».
Rowe, però, riconosce l’approccio scientifico della Visma: «È una squadra che fa le cose in maniera intelligente. Dietro questa scelta ci saranno stati molti calcoli e molti pensieri, che noi non possiamo conoscere».














