Ritiratosi a fine del 2024 dopo 13 anni con la maglia della Ineos, Luke Rowe ha appena concluso il suo primo anno da direttore sportivo per la Decathlon Ag2r La Mondiale.
Di fronte al pubblico di Rouleur Live ha raccontato una nuova sfaccettatura del ciclismo che, come lui stesso ammette, non aveva mai preso in considerazione quando era corridore. Ha parlato in particolare di quando avvengono incidenti e li si vede dall’ammiraglia.
«La cosa peggiore dell’essere direttore sportivo, e non ci avevo mai pensato da ciclista, è che sei in macchina che stai guidando e a un certo punto senti un rumore alla radio. Pensi: “Spero che non sia uno dei nostri”, e se non senti il tuo nome, passi oltre l’incidente».
Rowe continua: «Qualsiasi corridore caduto che non è gravemente ferito, viene rialzato e messo in sella alla sua bici se la sua bici è a posto, se ne va. Ma poi ti rendi conto che si tratta del figlio di qualcuno, del marito, o di chiunque altro, che sia della tua squadra, di un’altra squadra, di un vecchio ciclista, un compagno di squadra, di qualcuno che non ti piaceva, chiunque sia, e pensi “Quello è un poveraccio e soffre molto”. Non ci avevo mai pensato. Quando guidi vedi solo uomini adulti, molto sofferenti, a volte privi di sensi, sanguinanti, con le ossa rotte che ti passano accanto. Questa è la parte più brutta».
Questo lascia un gusto dolceamaro in bocca, perché di fianco a tanta sofferenza c’è la gioia per la vittoria. «Quando corri, quando fai parte di una squadra con ragazzi che vincono le gare, è fantastico, è un successo. Ma quando vedi quelle cose è come se a terra ci fosse il figlio di qualcuno e fosse nei guai, ed è questa la parte che odio».












