De Marchi, definito il futuro: «Diventerò direttore sportivo della Jayco AlUla»

De Marchi
Alessandro De Marchi alla Veneto Classic 2025, l'ultima corsa della sua carriera (credit: SprintCyclingAgency).
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Dopo l’addio alla Veneto Classic e una grande festa nella sua Buja, Alessandro De Marchi si sta godendo un po’ di vacanza nelle sue prime settimane da ex, prima di rientrare nel mondo del ciclismo con il nuovo ruolo di direttore sportivo. «Sono settimane abbastanza strane», spiega il friulano. «Siamo ancora in una fase non troppo diversa dal consueto inizio di off-season. Devo ancora realizzare di aver smesso, ci arriverò pian piano».

Il ritiro è stato come l’avevi pensato?

«L’ultima gara, la Veneto Classic è stata un vortice di emozioni, un’esperienza così densa che è stato anche difficile assaporarla fino in fondo. Mi sono goduto di più la festa, che avevamo organizzato nei minimi dettagli nei mesi precedenti. Più in generale avevo immaginato un 2025 diverso perché avrei voluto correre il Giro d’Italia, ma d’altronde non sempre le cose vanno alla perfezione come ti aspetti. L’aspetto più bello è stato l’affetto che ho trovato per strada in tutti questi ultimi mesi».

Non ti sei pentito, quindi, della tua decisione?

«Assolutamente no, è stata una scelta consapevole e serena. Il ciclismo è diventato molto più esigente rispetto a qualche anno fa e noi della vecchia generazione facciamo sempre più fatica; in più, a livello personale, non sentivo più lo stesso piacere e la stessa soddisfazione nel mettermi un numero sulla schiena: avevo bisogno di nuove esperienze».

Hai già definito il tuo futuro?

«Sì, rimarrò nel ciclismo diventando il direttore sportivo della Jayco AlUla, la squadra con cui ho chiuso la carriera da corridore. È un’idea che avevo in testa già da un po’, tanto che ho seguito il corso per direttori sportivi UCI l’anno scorso. Sento che in questo modo potrò continuare a dare il mio contributo al mondo delle due ruote».

È stato facile scegliere di continuare con la Jayco?

«Sì, ne avevamo parlato già tre anni fa quando sono arrivato qui. Conoscendo già l’ambiente, credo che mi sentirò a mio agio fin da subito. Inoltre mi piace e mi incuriosisce l’idea di condividere questo ruolo con Valerio Piva, una figura che è stata importante per me fin dai primi anni in cui abbiamo lavorato insieme. Sarà per me un esempio e un valido aiuto».

C’è già una gara che non vedi l’ora di vivere dall’ammiraglia?

«Non ci ho ancora pensato ma credo di voler cominciare dalle gare più piccole, quelle dove ancora si può un po’ lavorare “vecchio stile”».

Tornando un’ultima volta sulla carriera da corridore, quali sono stati i momenti più belli?

«Nell’ultimo periodo ho ripensato spesso a tutti i quindici anni della mia carriera, che è stata un pezzo della mia vita: rimanere ad alti livelli in un ambiente come il ciclismo per tutto questo tempo è difficile, sono fiero di esserci riuscito. Dovendo scegliere un paio di momenti particolari, direi la maglia rosa al Giro 2021, per quello che rappresenta questo simbolo, e la partecipazione alle Olimpiadi di Rio 2016: i Giochi completano la figura di uno sportivo».