Per Alessandro De Marchi, uno dei veterani del gruppo, quelle al Tour de Pologne sono le ultime pedalate da professionista. «Ci stiamo avvicinando al traguardo finale di ottobre. Se tutto va bene concluderò la carriera con Giro del Veneto e Veneto Classic: una felice coincidenza il fatto che cadano un po’ più vicino a casa mia».
La nuova vita di De Marchi si avvicina sempre di più e il friulano della Jayco AlUla confessa di avere piani chiari per il futuro. «Ovviamente ci penso a cosa fare una volta sceso dalla bici e l’idea principale è quella di rimanere nell’ambito del ciclismo. Più nello specifico, vorrei passare “all’altro lato” e salire in ammiraglia. Il progetto deve ancora concretizzarsi, ma la strada che mi sento di percorrere è quella del direttore sportivo. In più mi piacerebbe dare un contributo per quanto riguarda la sicurezza nelle strade, ma è un ambito talmente delicato che non saprei nemmeno da dove partire».
La sua carriera è lunghissima. Ha assaggiato il professionismo la prima volta nel 2010 come stagista per l’Androni Giocattoli, che lo ha messo sotto contratto dal 2011 per due stagioni. Ha poi vestito le maglie della Cannondale, della BMC Racing Team, del CCC Team, della Israel e infine della Jayco. È con la squadra australiana che ha ottenuto la sua ultima vittoria: era il Tour of the Alps del 2024 e Alessandro De Marchi è arrivato completamente solo al traguardo austriaco di Stans dopo più di 150 chilometri in fuga.
«Non avendo ottenuto tante vittorie in vita mia, ricordo perfettamente anche la prima. Era il 2013, ottava e ultima tappa del Giro del Delfinato. Nelle gare che mi mancano da qui a ottobre non voglio fermarmi per godermi gli ultimi istanti in gruppo, voglio ancora cercare il successo. Per un ciclista non può non esserci quella speranza di giocarti una vittoria, perché altrimenti correremmo con poche energie e senza quel fuoco che ti spinge. Sarà dentro di me fino all’ultima gara in Veneto, anche con la consapevolezza di non correre più nel ciclismo del 2013. Da settembre in poi, nelle corse in Italia, vorrei fare il mio per raccogliere il più possibile».
Schietto come sempre, De Marchi non si fa problemi a dire che non gli mancherà molto del ciclismo di oggi. «Del gruppo che sto frequentando ultimamente mi mancheranno poche cose. È cambiato davvero troppo e ci sono tante dinamiche non mi piacciono più. C’è troppa aggressione. Più che il gruppo in sé mi mancherà l’aria delle corse, il tifo del pubblico, il cinque o la borraccia che chiede il bambino a bordo strada. Questo è il privilegio di avvicinarsi alla fine della carriera come sto facendo io: capire che sono le cose più belle, quelle che ti rimangono, che quando sei corridore magari non apprezzi».
Se fosse diventato professionista nel 2025? «Mi sarebbe piaciuto solo perché mi sarei ritrovato catapultato in una realtà di questo tipo senza la possibilità di paragonarlo ad esperienze pregresse. Però pensando da dove sono partito e da come sono stato abituato a intendere le corse, è tutto molto diverso ed è quasi impossibile rimanerci».














