
Filippo Conca è uno di quei ciclisti che non si dimenticheranno facilmente. Qualcuno ha già accusato, parlando di un corridore di seconda fascia che indosserà il tricolore, di un ciclismo italiano in enorme difficoltà (ma non lo scopriamo certo ora) e di una corsa che si è svolta sotto l’indifferenza quasi generale. Ma non è solo questo.
Certo, Conca difficilmente verrà ricordato per le vittorie, considerando che quella dell’italiano è la prima in carriera, ma per la profondità del percorso umano e sportivo che lo ha portato fino a oggi, al titolo tricolore conquistato con la simpatica squadra dello Swatt Club. La sua è una storia fatta di talento precoce, promesse, cadute, risalite e soprattutto di una fedeltà incrollabile alla bicicletta come scelta di vita, anche quando il sistema sembrava averlo lasciato indietro.
Classe 1998, originario di Lecco, Conca cresce tra le salite della Lombardia, dove la bici è una scuola severa. Già da juniores dimostra di avere qualcosa in più: è forte in salita, intelligente in corsa, ha fondo e visione. Il passaggio tra i dilettanti è naturale, e presto le sue qualità lo portano all’attenzione delle squadre più importanti. I quinti posti al Giro d’Italia Under 23 dimostrano che non è arrivato qui per caso.
Nel 2021 arriva il grande salto: diventa professionista con la Lotto Soudal, una delle formazioni WorldTour più storiche. Per un ragazzo italiano, passare direttamente a quel livello è un segnale chiaro: Filippo è uno su cui scommettere. Forse, con il senno del poi, non è stata la scelta migliore, anche perché ritrovarsi catapultato in una realtà come quella belga dove davvero poco spazio viene lasciato a corridori dalle sue caratteristiche, ha contribuito a rendere tutto più difficoltoso.
La vita da pro non è sempre come la si immagina. Dopo due stagioni tra i grandi, in cui alterna buone prestazioni a lunghi periodi difficili, tra infortuni e ruoli da gregario, il contratto non viene rinnovato. La Q36.5 Pro Cycling ci riprova, vuole rilanciarlo, ma la missione è più difficile di quanto ci si aspetti. Filippo infila una lunga serie di risultati negativi per due stagioni e tutto sembra finito.
Conca si ritrova a 25 anni fuori dal giro, senza squadra, in un momento in cui tanti altri avrebbero chiuso la carriera o ripiegato su scelte più comode. Lui no. Lui resta aggrappato alla bici, convinto che il suo tempo non sia finito. Ricomincia dal basso, ma con una visione chiara. Trova nello Swatt Club non solo una squadra, ma una seconda chance. Un ambiente meno rigido, ma serio. Un gruppo che crede in lui non come “ex pro” ma come corridore completo, ancora nel pieno della sua crescita. E lui risponde: si allena, si dedica, lavora, vince.
La vittoria al campionato italiano non arriva per caso: è il culmine di un percorso fatto di scelte coraggiose e di coerenza. Non è solo una medaglia o una maglia: è la dimostrazione che nel ciclismo, come nella vita, a volte la strada alternativa è quella che ti porta più lontano. Oggi Filippo Conca è il campione italiano. Ma più ancora è l’immagine di un ciclismo che può ancora raccontare storie vere, intense, difficili e bellissime.












