Giro d’Italia, le salite di oggi: Croce Serra, Col Tzecore, Col de Saint Pantaleon, Col de Joux e Antagnod

Giro d'Italia
Il gruppo del Giro d'Italia 2025 (foto: LaPresse)
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La tappa di oggi ricorda quella del Giro del 2018 con l’accoppiata Tzecore-Saint Pantaleon scalati nell’ordine. La frazione di sei anni fa si concluse a Cervinia, oggi l’arrivo sarà posto a Champoluc. Il percorso di quest’anno sarà comunque più duro: 4.950 metri di dislivello totale contro i 4.250 metri del 2018. S’inizia con la facile Croce Serra, scalata decine di volte dal Giro, la prima addirittura nel 1910, e si conclude con l’inedita ascesa di Antagnod, in Val d’Ayas. In mezzo la triade formata da Tzecore, Saint Pantaléon e Joux, tre colli lontani dai 2000 metri di quota ma che si raggiungono al termine di salite di oltre 15 chilometri.

Champoluc ospita per la prima volta un arrivo di tappa della corsa rosa. Nel 2000 fu traguardo della nona tappa del Giro d’Italia femminile. Vinse Alessandra Cappellotto in volata sulla spagnola Somarriba, terza Fabiana Luperini.   

CROCE SERRA – La piccola e umile Croce Serra ebbe un periodo di enorme popolarità dalla nascita del Giro ai primi anni Trenta. Armando Cougnet, il patron, amava aprire o chiudere il Giro con una classica, la Torino-Milano, nel caso a senso invertito. E, dati i tempi, non optava per la rotta più spiccia e per portare la distanza che separava i due capoluoghi dai 150 chilometri in linea retta ai 250 chilometri che voleva lui era solito deviare l’itinerario verso le Prealpi. Inasprendo giocoforza i percorsi. La Serra fece la sua comparsa sulle altimetrie del Giro già in occasione della seconda edizione, 1910. L’ultima tappa, che l’anno prima era stata piuttosto lineare, sempre Torino-Milano, passava da 206 a 277,5 chilometri. Si staccava dalla pianura padana per ad andare ad affrontare la Croce Serra. Non si correva ancora a tempo, la classifica era determinata dai punti conquistati con le vittorie di tappa e i piazzamenti. Il leader era Galetti e sembrava ormai inattaccabile. Pavesi e Ganna erano distantissimi. Galetti ebbe una disavventura, si scontrò dopo due soli chilometri di corsa con un carretto trainato da un cavallo. Una vicenda rocambolesca. Non ebbe danni, ma arrivò al traguardo con un ritardo di 33 minuti. Ininfluente, perché il tempo massimo era fissato in tre ore. Vinse così il Giro con abbondante margine. La tappa conclusiva fu appannaggio di Ganna. Sul Croce Serra transitò in testa un quintetto composto da Canepari, Corlaita, Pavesi, Chironi e Gamberini. Ganna raggiunse i fuggitivi nella seconda metà della tappa, li staccò ed andò a vincere all’Arena Civica di Milano.

Nel 1911 la Croce Serra è affrontata due giorni dopo il terribile tappone del Sestriere e il gruppo l’affronta a ritmo di passeggiata. Nel 1914 è inserita addirittura nella parte iniziale della Milano-Cuneo, 420 chilometri con il Sestriere. Dopo la Grande Guerra, negli anni 20 è sempre presente al Giro tranne che nel 1922 e nel 1924. Un paio di apparizioni ad inizio anni 30 (1931 e ’32), poi cade nell’oblio. Torna nel 1964, inserita nella penultima tappa, la Torino-Biella, che comprende anche un passaggio in Valle d’Aosta, dove si scala il Col de Joux. A metà della Croce Serra, che è posta a 22 chilometri dal traguardo, sono ancora in fuga Pambianco e Rostollan, unici reduci di una fuga nata da lontano. Ma alle loro spalle si scatena il debuttante Motta. Bitossi si pone alla sua ruota, ma non riesce a tenere il ritmo e si sfila. Motta raggiunge in breve i due battistrada e li salta via. Al GPM precede di 30” Bitossi, di 45” Rostollan, gregario della maglia rosa Anquetil. Il gruppo è a due minuti. Motta in classifica è staccato di 3’40”, ma Anquetil non vuol correre rischi ed allora non esita a organizzare l’inseguimento, prima col suo giovane coéquipier Zimmermann, poi anche con Rostollan, che si è fatto riprendere. Nel finale Bitossi riduce il distacco, sembra in grado di riprendere Motta che però entra solitario sulla pista dello stadio Lamarmora e s’impone con soli 5” sul toscano. Regolato da Zilioli, il gruppetto di Anquetil arriva dopo 1’02”.

Claudio Chiappucci in azione

Quasi trent’anni dopo, nel 1992, la Croce Serra è affrontata nella parte iniziale della tappa St.Vincent-Verbania. Scollina in testa Claudio Chiappucci. Nel 2015 (tappa Gravellona Toce-Cervinia) il Giro ha sfruttato il passaggio nel tunnel, cosicché lo scollinamento, anziché agli 853 metri del colle geografico, è avvenuta a quota 598. Al GPM è passato per primo il colombiano Betancur.

COL TZECORE – La prima e finora unica visita del Giro d’Italia al Col Tzecore è avvenuta sette anni fa, in occasione della durissima tappa Susa-Cervinia. Lo Tzecore era la prima delle salite in programma quel giorno, seguito, come oggi, dal Col de Saint Pantaleon. Vide transitare in testa Giulio Ciccone davanti a due olandesi, Bouwman e Gesink. Il successo di tappa andò poi allo spagnolo Nieve, che precedette Gesink (a 2’17”) e Grossschartner (a 2’42”).

COL DE SAINT PANTALEON – Il debutto del Col Saint Pantaléon al Giro d’Italia risale al 1992. Fu inserito nell’altimetria della impegnativa tappa che partiva da Saluzzo e terminava in salita a Pila. Si salì dal versante di Chatillon e fu il portoghese Acacio Da Silva a transitare in testa. Il successo andò poi al tedesco Udo Bölts, che precedette di 1’38” lo spagnolo González Arrieta e di 1’54” il drappello con la maglia rosa Indurain, Chiappucci, Tonkov e Chioccioli. Molto attardato il favorito Herrera (a 4’14”), mentre il francese Fignon fu vittima di un crollo e giunse a 9’32”.

Nel 1997 il traguardo del GPM del Saint Pantaléon va al colombiano “Chepe” González Pico, nel 2015 a Giovanni Visconti. La conferma che il Saint Pantaleon non porta fortuna ai francesi si ha nel 2018. Nella penultima giornata del Giro, sulle rampe della salita valdostana, sempre presa da Chatillon, va clamorosamente in crisi Thibaut Pinot. Il portacolori della Groupama-FdJ, terzo in classica a 4’17 da Froome, dopo 5 minuti di salita sul Col Saint Pantaléon pare praticamente fermo. In testa c’è Mikel Nieve, che lascia la compagnia  di Brambilla e Grossschartner e al GPM precede di 1’37” Ciccone e Gesink. Il gruppo dei big passa a 7’10”. Ma Pinot non c’è. La tappa di Cervinia è vinta per distacco dal basco Nieve. Il gruppo con la maglia rosa Froome taglia il traguardo dopo 6’03”. Ma Pinot non c’è. E’ nel “gruppetto”, con i velocisti, e alla fine, distrutto, accuserà un distacco di 45’32”. Il giorno dopo, ultima tappa, non partirà.

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COL DE JOUX – Sei presenze del Col de Joux al Giro d’Italia. E sette passaggi. Sì, perché il debutto avvenne con il botto. Era il 1962, l’anno del primo successo di Franco Balmamion,  e si correva un tappone che Vincenzo Torriani aveva battezzato “Balconate Valdostane”. Partenza e arrivo a Saint Vincent. Doppio Joux da scalare. All’inizio della frazione, dopo 32 chilometri, e alla fine, con scollinamento ai meno 35. In mezzo, il durissimo Colle di San Carlo, altro inedito. Si scatena subito lo spagnolo Angelino Soler, che conquista sia il GPM del primo Joux, sia quello del San Carlo, che sulle altimetrie era indicato con il toponimo di Tête d’Arpy. Ma è la seconda scalata del Joux a decidere la tappa. Va all’attacco Alberto Assirelli e nessuno lo segue. Transita solitario in vetta con 35” su De Rosso e 2’ sul gruppo dei migliori, preceduto da Carlesi. Il romagnolo resiste agli inseguitori e vince a mani alzate alle Terme di Saint Vincent. A 35” Taccone precede Defilippis e la maglia rosa Balmamion.

Il Col de Joux viene scalato anche nel 1964, ma è lontanissimo dal traguardo della Torino-Biella, penultima tappa di quel Giro dominato da Anquetil. A transitare in testa è Arnaldo Pambianco, trionfatore del Giro tre anni prima, nella sua scia il francese Rostollan, gregario della maglia rosa Anquetil. Poco più indietro, a 20”, un altro romagnolo, Neri, mentre il gruppo dei big, in pesante ritardo, transita a 5’40” preceduto da Battistini. Tappa a Motta, che batte in volata Bitossi.

Jacques Anquetil fu il dominatore del Giro d’Italia 1964

Nel 1968 il Joux è la prima vera difficoltà altimetrica del Giro. Viene scalato nella seconda tappa, partenza da Novara e arrivo a Saint Vincent, inserito nel breve circuito finale. Il toscano Ballini gioca d’anticipo, fa un terzo del Col de Joux in avanscoperta, poi è raggiunto da un folto drappello comprendente Merckx, Gimondi, Motta e Zilioli. Lo spagnolo Jiménez, a caccia di punti per il GPM, scollina in testa davanti al francese Delisle, terzo è Motta. La bagarre si scatena a fine discesa e decisiva si rivela l’erta finale di Montjovet. Successo di Motta, che regola Merckx e lo svizzero Maurer. Tutti i migliori nella scia, pur se staccati di qualche secondo.-  

Nel 1970 viene riproposta l’accoppiata Joux-San Carlo. E’ la terza tappa, Saint-Vincent-Aosta. Sul Col de Joux transita in testa Italo Zilioli. La durissima Tête d’Arpy (1° Dancelli) non fa selezione, nella volata finale s’impone la maglia rosa Bitossi davanti a Dancelli e Merckx. .

Anche nel Giro del 1987 il Col de Joux ha una funzione apparentemente marginale. E’ compreso nel percorso della Como-Pila, penultima tappa, durissima con arrivo in salita. Al GPM, a 56 chilometri dal traguardo, scollina in testa Ghirotto davanti agli olandesi De Rooy e Winnen e allo svedese Nilsson. Il gruppo rinviene e la fuga è presto annullata. Sulla salita finale di Pila si scatenano i grimpeur: il successo di tappa va al piccolo scozzese Robert Millar, che anticipa di poco la maglia rosa Roche e lo spagnolo Lejarreta

L’ultimo passaggio del Giro d’Italia risale al 2012, tappa Cherasco-Cervinia. Un terzetto di attaccanti ha un vantaggio rassicurante sugli inseguitori quando scollina il Col de Joux, a 45 chilometri dall’arrivo. Transita in testa il ceco Jan Bárta davanti a De Marchi e Amador. Ai 2001 metri del Breuil a spuntarla sarà però il costaricano Andrey Amador.

ANTAGNOD – Quando arriverà a Brusson, la carovana lascerà la strada diretta a Champoluc ed imboccherà la variante di Antagnon, che per il Giro d’Italia rappresenta un’assoluta novità. Nove chilometri e mezzo di salita, non difficile, poi la picchiata finale verso il traguardo.