Per la sesta volta nella storia del Giro d’Italia l’Altopiano di Asiago è traguardo di tappa. I cinque precedenti risalgono al 1930 (Rovigo-Asiago, vinse Antonio Pesenti), 1972 (Solda-Asiago, 1° De Vlaeminck), 1993 (Dozza-Asiago, 1° Konyshev), 1998 (Udine-Asiago, 1° Fontanelli) e 2017 (Pordenone-Asiago, 1° Pinot).
L’arrivo di Asiago, così come avverrà oggi, non è mai stato considerato valido per la classifica degli scalatori. Il grande protagonista della frazione odierna è il Monte Grappa, collocato a 90 chilometri dal traguardo. Sarà preceduto, ad inizio giornata, dal brevissimo Muro di Cà del Poggio, scalato a più riprese dalla corsa rosa negli ultimi tre lustri. A 27 da Asiago si scollina anche a Dori.
MURO DI CA’ DEL POGGIO – Quella odierna è l’ottava scalata, nel breve arco di quindici anni, del Muro di Cà del Poggio per il Giro d’Italia. Il debutto avvenne nel 2009, nel corso della terza tappa, Grado-Valdobbiadene, ma nella totale indifferenza, sia perché il muro era posto a 70 chilometri dal traguardo, sia perché il passaggio non fu considerato valido per il Gran Premio della Montagna. In tutte le successive occasioni il Muro di Cà del Poggio assegnò invece i punti per la maglia azzurra: nel 2013 (primo Marcato), 2014 (De Gendt), 2017 (Pozzato), 2022 (De Bondt) e 2014 (Germani). Nell’edizione 2020 del Giro, la scalata venne inserita anche nel percorso della cronometro Conegliano-Valdobbiadene, vinta da Filippo Ganna. Sul Muro di Cà del Poggio sono transitati anche il Giro d’Italia Donne (2014 e 2017) e il Giro d’Italia Next Gen (2018 e 2021).
MONTE GRAPPA – Con quella di oggi sono nove le scalate compiute dal Giro d’Italia sul Monte Grappa. Per sette volte la Montagna Sacra è stata inserita nel percorso della corsa rosa, ma lo scorso anno venne affrontata due volte nel corso della stessa giornata. Il Grappa entrò per la prima volta nella geografia del Giro nel 1968, voluto da Vincenzo Torriani, per celebrare il 50° anniversario della fine della prima guerra mondiale. In una giornata dalle pessime condizioni atmosferiche, con pioggia e nebbia, ad imporsi fu a sorpresa un outsider. Era la 10ª tappa e si saliva dal versante più classico, quello di Romano d’Ezzelino, Strada Cadorna. Approfittando dello stretto controllo tra i big, presero il largo, ai piedi dell’ascesa finale, tre comprimari, Casalini, Campagnari e Capodivento. Gli inseguitori pareva potessero rinvenire sui fuggitivi, ma in vista della cima l’emiliano Emilio Casalini, gregario di Eddy Merckx, abbandonò la compagnia e, stringendo i denti, riuscì a conquistare il successo di tappa. Precedette di 46” il suo capitano e di 56” il basco Gabica, Gimondi e Zilioli. Poco più distante la maglia rosa Dancelli, 7° a 1’04”.
Nel 1974 il Monte Grappa fu valicato dal versante di Caupo (via Casere) e dopo la discesa lungo la Strada Cadorna la tappa si concluse a Bassano. Era l’edizione del Giro che Merckx vinse di misura precedendo Baronchelli, di soli 12 secondi. Penultima giornata di gara, percorso di 194 chilometri comprendente anche le scalate dei passi Falzarego, Valles e Rolle. Fu lo spagnolo Fuente a transitare in testa proprio davanti a Merckx e Baronchelli. La maglia rosa s’aggiudicò poi la frazione precedendo allo sprint Francesco Moser e Gimondi, mentre Fuente si classificò al 6° posto.
Nel Giro del 1982, che scelse di nuovo la Strada Cadorna (Romano d’Ezzelino) per scalare il Grappa, si registrò nella 16ª tappa l’inatteso crollo di Giuseppe Saronni. Per ironia della sorte fu un suo giovane gregario, Leonardo Natale, a transitare in testa al GPM. Protagonista di una fuga solitaria, il lombardo scollinò al Rifugio Bassano (m 1546) con un discreto margine sulla maglia rosa Hinault, Contini, Moser e Van Impe. Saronni accusava già un pesante ritorno ed ebbe la sfortuna di incappare poi in un paio di forature nella discesa in parte sterrata verso Caupo. Natale venne presto raggiunto e al traguardo di San Martino di Castrozza s’impose lo spagnolo Vicente Belda, che anticipò di pochi secondi Beccia e il connazionale Ruperez. Saronni perse alla fine oltre 2 minuti da Hinault e dagli altri big.
Da quel giorno il Giro ha ignorato il Monte Grappa per quasi trent’anni. La lunga assenza s’interruppe nel 2010, quando la corsa rosa decise di andare alla scoperta dell’inedito versante di Semonzo, più duro e selettivo, nel corso della tappa Ferrara-Asolo. Quella giornata rimase storica, perché registrò il primo successo di tappa al Giro di Vincenzo Nibali, che promosse la fuga decisiva nel punto più ripido della salita. Riuscirono ad accodarsi allo Squalo soltanto il suo compagno di squadra Basso (che transitò in testa al GPM), Scarponi e l’australiano Evans. Il siciliano sfruttò le sue grandi doti di discesista nella lunga picchiata verso Romano d’Ezzelino. Fece il vuoto e al traguardo di Asolo s’impose con un vantaggio di 23” sugli ex compagni di fuga. Fu un Giro dominato dalla Liquigas, che conquistò il successo con Ivan Basso e il 3° posto con Nibali.
Per la cronoscalata in programma nella terzultima giornata di gara dell’edizione 2014 il Giro sceglie di nuovo il versante di Semonzo. Partenza da Bassano del Grappa ed arrivo al Sacrario dopo 26,8 chilometri. La maglia rosa parte Quintana con un vantaggio di 1’41” sul connazionale Uran. Al termine della tappa conquista un altro minuto e 26 secondi. Ormai ha una seria ipoteca sul Giro. Tra i due colombiani s’inserisce a sorpresa il promettente sardo Aru, secondo a soli 17” dal vincitore. Il vantaggio di Quintana su Uran diventa incolmabile, oltre tre minuti. Due giorni dopo Nairoman vince il Giro da trionfatore a Trieste.
Penultima tappa del Giro del 2017, da Pordenone ad Asiago. Il Monte Grappa è lontano dal traguardo (scollinamento ai meno 70) ed è scalato dal versante di Caupo. Sono due belgi a contendersi il prestigioso passaggio in vetta. Dris Devenyns precede di poco Dylan Teuns. Nel finale si sale a Foza, dove prende corpo la fuga di un quintetto che viene poi regolato allo sprint dal francese Thibaut Pinot davanti al russo Zakarin, Nibali e Pozzovivo. Quintana coglie il quinto posto e difende la maglia rosa. La perderà il giorno dopo, nella crono finale Monza-Milano, scavalcato dall’olandese Dumoulin, il primo olandese della storia a vincere il Giro d’Italia.

Monte Grappa alla ribalta anche nel 2024, collocato nel percorso della penultima tappa. Doppia scalata, sempre dal versante Semonzo, ed arrivo a Bassano. Due protagonisti, il giovanissimo Giulio Pellizzari e lo sloveno Tadej Pogačar, entrambi al loro primo Giro d’Italia. Il marchigiano rivela sul Grappa il suo grande talento, Pogi mette il sigillo definitivo su un Giro corso da mattatore. Nel corso della prima scalata, Pellizzari si rende protagonista di un entusiasmante offensiva e transita in testa al GPM davanti a Tonelli e allo spagnolo Pelayo Sánchez. Si difende egregiamente in discesa e riattacca il Grappa con un discreto vantaggio sugli inseguitori.
Pogacar transita a Semonzo con 2’32” di ritardo da Pellizzari. La maglia rosa è partito dall’Alpago già con un margine incolmabile sugli avversari (7’42” il distacco del 2° in classifica, il colombiano Daniel Martinez) ma vuole conquistare a Bassano il suo sesto successo parziale. All’inizio della seconda scalata del Grappa Pellizzari stacca Sánchez. Il gruppo della maglia rosa è ancora distante. Ai meno 10 il gap tra il battistrada e Pogačar è di 1’53”, ai meno 6 è ridotto a 51”. La maglia rosa si scatena. Nel giro di un chilometro agguanta Pellizzari, lo affianca, lo incoraggia a continuare ma a 2.500 metri dalla vetta il giovane della Bardiani si arrende. Sul Grappa lo sloveno ha già oltre un minuto di vantaggio. Pellizzari, secondo, precede di poco Tiberi, Martinez e Rubio. Per Pogačar è un trionfo: Vince la tappa con oltre 2 minuti sui primi inseguitori. Secondo è il francese Valentin Paret-Peintre, terzo Martinez. Lo stoico Pellizzari conquista un onorevolissimo sesto posto.
Una delle più prestigiose classiche del ciclismo minore, la Bassano-Monte Grappa, vanta un albo d’oro nobilitato da campioni come Bartali, Cottur, Bertoglio, Gotti, Simoni, Cunego, Aru e Ciccone.
DORI (Enego) – Il GPM del Monte Grappa è seguito da 25 chilometri di discesa (versante Caupo) e da un falsopiano di una ventina di chilometri che porta all’imbocco dell’ultima salita della giornata, che culmina ai 1106 metri di Dori. E’ la salita che condurrebbe a Enego 2000 (in realtà l’arrivo è a quota 1390), ma il Giro di oggi la affronterà solo fino a Dori, poi svolterà per Foza (passaggio della penultima tappa del Giro 2017, primo Pozzovivo) per dirigersi verso il traguardo di Asiago.












