
Tra le varie ipotesi formulate recentemente per migliorare la sicurezza dei ciclisti in gara, si è parlato anche di un airbag da collocare nei pantaloncini dei corridori. Stefan Küng, che in carriera si è reso suo malgrado protagonista di varie brutte cadute, ha commentato a Sporza questa ipotesi e ha poi espresso alcune considerazioni sulla questione della sicurezza in generale.
«Se l’airbag funziona davvero e diventa obbligatorio, può essere una soluzione», ha detto Küng. «Però, per esempio, ho letto quello che è successo nello sci: la federazione lo aveva reso obbligatorio, ma molti sciatori hanno chiesto un’esenzione perché temevano che, se azionato, l’airbag potesse danneggiare il loro collo. Sicuramente sarà costoso, ma cosa sono 500 euro se puoi grazie a questo evitare seri infortuni o addirittura morti?».
Secondo Küng, un miglioramento della sicurezza deve passare anche da una revisione dei percorsi: «Abbiamo temuto per dieci anni una brutta caduta nell’approccio al Kanarieberg (dove quest’anno c’è stata la caduta di gruppo in cui è rimasto coinvolto Van Aert, ndr): il fatto che sia stato rimosso dal percorso della Dwars door Vlaanderen è una buona notizia. Ma la sezione che precede l’Oude Kwaremont è praticamente uguale: se due corridori si toccano, cadono a terra in trenta. Dovremmo chiederci se ci sono altre strade possibili, ma le salite nelle Fiandre e nelle Ardenne sono tutte molto vicine, non ci sono tante alternative. È un argomento difficile».












