Elezioni Fci: Silvio Martinello punta sul dialogo con la base

Silvio Martinello è nato a Padova il 19 gennaio 1963
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Il Silvio Martinello che si ripresenta all’assemblea come candidato presidente è molto diverso da quello che quattro anni fa perse la sfida con Dagnoni. Questi anni gli sono serviti per approfondire la conoscenza di un mondo che lui ha onorato da atleta, ma aveva poco frequentato da dirigente. Molti delegati che lo avevano osteggiato, sono oggi conquistati dalla competenza che ha dimostrato nei colloqui che ha mantenuto con la base ininterrottamente fin dal giorno di quella sconfitta. È molto severa la sua analisi sullo stato del ciclismo italiano, eppure si propone per rilanciarlo.

Da dove si comincia?
«La primissima cosa che farò, in caso di elezione, sarà un’attenta verifica dello stato delle cose. Veniamo da un lungo periodo in cui la mancanza di trasparenza e condivisione ha caratterizzato le scelte federali. Prima di pianificare ogni azione, bisognerà capire bene quale sia la reale situazione della struttura e delle finanze».

La seconda?
«Dare la massima attenzione alla base che è in sofferenza. Bisogna rimettere al centro la funzionalità della struttura il cui prima dovere è erogare servizi alle società».

La terza?
«Lo Statuto. Sono ormai tanti anni che si parla di mettere mano allo Statuto, ma non è mai stata mantenuta questa promessa. Occorre uno strumento funzionale che sia al passo con i tempi».

Come lo stesso Martinello dice questi propositi non sono nuovi. Ma troppe volte la base è rimasta delusa dalla mancata realizzazione delle promesse. Perché questa volta dovrebbe essere diverso?
«Sono assolutamente consapevole di questo ed anche per questo non sarò mai un uomo solo al comando. Voglio al mio fianco un gruppo di lavoro, ma voglio anche che tutti si sentano coinvolti nell’azione di risanamento».

Cosa ti aspetti?
«La complessità della macchina federale che da troppo non funziona bene richiederà tempo e per poter prendere le misure giuste chiedo la massima collaborazione di tutti per costruire una squadra capace di gestire le sfide che ci si porranno davanti».

Come pensi di realizzare questi progetti?
«Rimettendo al centro dell’azione i territori. Credo anche che coinvolgendo al massimo chiunque sia disposto a lasciarsi catturare da questo impegno riusciremo anche a costruire la classe dirigente di domani. Diciamo la verità: Dagnoni ha fatto molti errori, ma nessuno all’interno del consiglio federale ha avuto la capacità di aiutarlo ad evitarli».

Martinello è stato professionista dal 1986 al 2003. Cinque volte campione del mondo (due nell’americana, due nella corsa a punti e una nell’inseguimento a squadre) e campione olimpico ad Atlanta 1996 nella corsa a punti

Abbiamo alle spalle un quadriennio molto difficile.
«Si sono persi quattro anni in un momento storico in cui c’era bisogno di fare scelte coraggiose. Bisogna intraprendere strade nuove e oggi il tempo rimasto per recuperare un colpevole ritardo non è molto. Ora non c’è scampo: o si ha coraggio o si muore. È un dato di fatto che i tesserati continuano a diminuire e le società cessano per mancanza di prospettive».

Eppure Dagnoni vanta un record di medaglie senza precedenti.
«Ho vinto qualche medaglia e ne conosco il valore, ma dico anche che le medaglie vanno pesate e non contate. E poi dietro queste medaglie cosa c’è? Il movimento garantisce il futuro? La continuità? Provate a parlare con i dirigenti delle società. Vi risponderanno loro».

Qual è il rimedio a questa disaffezione?
«È uno solo: ascoltare e coinvolgere. Restituire orgoglio. Dare un senso di appartenenza. Sono profondamente convinto che le soluzioni dei problemi nascono dal confronto. C’è tanto da fare. È una sfida tremenda. Faremo degli errori. Ma se le decisioni saranno condivise sarà più facile evitarli o correggerne il cammino».

Il presidente uscente ha firmato molti impegni che vanno oltre la scadenza del suo mandato, come andranno gestiti?
«Tutti i vincoli che troveremo saranno oggetto di un’attenta valutazione. Dico subito che non mi scandalizza la conferma dei tecnici perché è giusto che il loro lavoro non venga interrotto. Diversa invece sarà la valutazione di altri contratti. Quello con Infront che vincola la Federazione per un periodo molto lungo e la cui convenienza è tutta da verificare. Sono ancora più perplesso sull’accordo con uno studio londinese per la realizzazione del business plan del quadriennio 2025-2028».

Perché?
«Il business plan implica scelte politiche che non possono essere delegate all’esterno della Federazione. Se poi invece parliamo degli aspetti economici, allora io dico che abbiamo risorse interne alla Federazione che sono assolutamente capaci di elaborarlo. Trovo la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato questa operazione ancora più grave della vicenda irlandese che pure non è mai stata chiarita fino in fondo».

E si parla anche di un passivo superiore ai tre milioni certificato dal Coni.
«Attenzione! Quel passivo è stato registrato alla fine del 2023. Tremo pensando a quale sarà la situazione alla fine del 2024. Chi sarà eletto avrà sicuramente a che fare con un passivo ancora più pesante. Tutti sanno che l’anno olimpico pesa sui conti di ogni federazione. Chi sarà eletto sarà pesantemente penalizzato dall’eredità di Dagnoni».

Al momento Silvio Martinello sembra il candidato che gode i maggiori favori del pronostico anche se lui si schernisce e, pur ammettendo il  grande consenso che riscuote sul territorio, preferisce evitare ogni previsione.