La scomparsa di Furrer e le tante domande senza risposta

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Adesso che è calato il sipario sui mondiali, dopo le grandi emozioni che ci hanno regalato Elisa Longo Borghini e Tadej Pogacar con quell’attacco a cento chilometri dal traguardo, adesso è il momento di fare un passo indietro e tornare sulla morte di Muriel Furrer, la diciottenne elvetica caduta durante la gara delle juniores e morta il giorno dopo.

Perché quello che ha reso questa tragedia insopportabile sono le tante domande senza risposta. E’ in corso un’indagine da parte della polizia di Zurigo che finora non ha portato a grandi conclusioni: nessuno avrebbe assistito alla caduta e non è ancora chiara l’ora esatta dell’incidente, hanno dichiarato ieri gli investigatori in un comunicato.

Ed è questo il punto: il ritardo nei soccorsi.
I giornalisti del sito svizzero Blick.ch che su questa tragedia hanno condotto con grande determinazione ricerche parallele, sarebbero in possesso di un video in cui si vede passare Muriel alle 11.03, a circa 400 metri dal luogo della tragedia, una curva a sinistra nei pressi di Küsnacht. Dopo una ventina di secondi ci sarebbe stata la caduta, ma a quanto pare le atlete che la seguivano a pochi secondi (come si vede in quel video) non si sarebbero accorte di niente, Muriel era già finita nella scarpata, totalmente invisibile a tutti.

Sull’arrivo del penultimo giro il Gps di Muriel Furrer non viene registrato (a volte può accadere se il corridore cambia bici e infatti il Ct azzurro Paolo Sangalli ci ha detto che per maggiore sicurezza lui tende a mettere il Gps nelle tasche delle atlete). Intanto alle 11.58 la britannica Cat Ferguson diventa campionesa del mondo e sono passati già 50 minuti dalla caduta di Muriel che viene trovata intorno alle 12.45, oltre un’ora e mezza dopo, mentre si disputava la gara di paraciclismo. E’ trasportata in elicottero all’Ospedale di Zurigo dove atterra alle 13.32, a quasi due ore e mezzo dalla caduta. Questa in sintesi la ricostruzione di Blick.

Non sapremo mai se Muriel Furrer avrebbe potuto salvarsi con un intervento immediato. Ai mondiali gli atleti corrono senza radioline, ma nel caso di perdita di conoscenza la radiolina avrebbe potuto far poco. Invece entra in ballo la funzione del Gps, fondamentale nell’individuare la posizione del corridore. E allora perché non ci si è mossi tempestivamente?

Nella conferenza stampa finale sui mondiali, che si è tenuta questa mattina a Zurigo, i responsabili del comitato organizzatore, Daniel Rupf e Olivier Senn hanno dichiarato che la direzione della gara non aveva accesso ai Gps degli atleti e hanno sollecitato all’Uci una discussione su questa tematica. E alla domanda su come sia stato possibile che la direzione della gara non si sia accorta della scomparsa di un’atleta, Senn si è giustificato dicendo che «il tracciato era molto lungo e che anche se una cosa del genere non dovrebbe succedere, purtroppo è accaduta».

Quello che non dovrà più succedere è che una ragazza di 18 anni che al mattino era partita con la testa piena di sogni e progetti per la sua vita e per quella gara che si correva sulle sue strade, con la famiglia, gli amici e i tifosi che la aspettavano per far festa con lei, non è più tornata a casa. Bisogna lavorare a tutto campo per la protezione degli atleti: dai tracciati alle bici, ai supporti tecnologici. Sappiamo bene che Muriel non è la prima ciclista a morire durante una gara. Prima di lei c’è una lunga lista di giovani vite spezzate. Ma le tante domande senza risposta di questa storia rendono la scomparsa di Muriel ancora più straziante.