Il Tour de France, i nidi e il futuro in bicicletta

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Non si dovrebbe mai scrivere in prima persona, permettete un’eccezione perché soltanto così posso portarvi dentro quello che sta per succedere. La seconda tappa del Tour de France arriva a poche centinaia di metri da casa mia, potrei quasi affacciarmi e sentirne il rumore che cresce. Sarà così anche a Firenze, a Rimini, a Cesenatico, a Piacenza, a Torino, in tutte le fortunate città italiane che saranno sede di tappa della prima Grande Boucle che parte dall’Italia.

Perché chi non ha mai visto il Tour da vicino non può capire che cosa sia. È qualcosa di enorme, più grande di qualsiasi evento che possiate immaginare, e noi non dobbiamo fare niente, non dobbiamo neanche comprare i biglietti: è il Tour che arriva a casa nostra. Il terzo evento più grande dello sport mondiale dopo le Olimpiadi e i Mondiali di calcio, solo che gli altri si fanno una volta ogni quattro anni, il Tour tutti le estati. E quest’anno arriva proprio qui.

Girare in queste ore per il centro di Bologna, quel centro in cui a sentire Lucio Dalla «non si perde neanche un bambino», vuol dire fare un’immersione nel giallo: dai cartelloni pubblicitari alle mostre, dai convegni agli eventi culturali, tutto ha preso il colore della grande corsa a tappe francese. In pochi giorni si è passati dal rosso e blu del Bologna calcio in Champions League al colore del sole e del Tour. Immagino di essere un bambino (anzi, una bambina) che si vede improvvisamente avvolto da questi colori nuovi e chiede ai grandi cosa stia succedendo. La scorsa settimana il Tour de France – che guarda sempre avanti – ha cominciato la sua opera di promozione dalle basi, cioè dagli asili nido. Ha regalato delle biciclette gialle ai nidi delle città di tappa. 

Sono delle balance bike senza pedali, perfette per permettere ai bimbi di stare in equilibrio e di imparare subito a pedalare senza rotelle. Le biciclettine gialle sono distribuite agli asili, dove educatrici, educatori e insegnanti le metteranno a disposizione dei bambini. Il progetto si chiama “L’Avenir à Vélo“, il Futuro in Bicicletta, e il Tour lo sta portando avanti dal 2018 per promuovere la mobilità in bicicletta e incoraggiare tutti quelli che possono farlo ad integrare la bicicletta nella loro vita quotidiana.

Poi arriverà la carovana con le magliette a pois, i cappellini, le mucche e tutto il campionario. Per citare ancora Lucio Dalla, «sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno». E alla fine arriveranno anche i corridori, e magari Tadej Pogacar avrà il tempo e la voglia di rallentare per dare un cinque a uno di quei bambini, o gli passerà una borraccia. Ma i grandi campioni da soli non bastano a fare un movimento: il Tour ha capito che c’è un futuro in bicicletta, sarebbe ora che ci arrivassimo anche noi.