Giro d’Italia, la commozione di Thomas l’italiano: «È una cosa più grande di me»

Benjamin Thomas festeggia con i compagni la sua prima vittoria nel World Tour: la quinta tappa del Giro d'Italia
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Dopo lo show dei tre azzurri dell’Inseguimento ieri – nell’ordine Filippo Ganna, Simone Consonni e Jonathan Milan – anche a Lucca c’è gloria per un fuoriclasse della pista. Si tratta di Benjamin Thomas, 28 anni, cinque titoli mondiali, due nell’omnium, due nell’americana e uno nella corsa a punti, otto titoli europei Elite e il bronzo olimpico nell’americana ai Giochi di Tokyo 2020. Francese che vive in Italia, sul Garda, insieme alla compagna Martina Alzini, azzurra della pista, Thomas non è abituato a vincere su strada: questa è la sua prima vittoria nel World Tour. «È incredibile. Ho visto la gioia dei miei compagni di squadra dopo il traguardo, è qualcosa che non ha prezzo».

Nel giorno in cui la fiaccola olimpica arriva in Francia, è stato proprio un altro pistard – Jonathan Milan – uno dei primi a congratularsi con Benjamin sotto il podio. Il francese che in pista ha vinto quasi tutto è quasi commosso. «Questa è davvero speciale per me, una vittoria al Giro d’Italia la sognavo ma non me la immaginavo. È una cosa più grande di me. Non sono un grande campione su strada, ma oggi ho avuto la mia giornata da campione».

Una giornata conquistata con un finale emozionante, con il gruppo alle spalle ma il quartetto in fuga capace di resistere e di prendersi la vittoria alla faccia delle squadre dei velocisti. «A volte bisogna rischiare, se non rischiamo non vinciamo niente nella vita, è stata una lunga battaglia contro il gruppo, poi gli ultimi chilometri sono stati molto tattici e io ho giocato con i miei compagni di fuga e alla fine è andata bene per me. Oggi doveva andare così, e sono troppo felice».

Thomas racconta poi che Martina Alzini – che era stata a trovarlo alla partenza di Novara – questa mattina gli aveva chiesto: cosa fai oggi? E lui non le aveva dato molte speranze. «Oggi è per i velocisti, mi risparmio per domani».

Sull’ammiraglia della Cofidis c’era Roberto Damiani, che da molti anni ha sposato il progetto del team francese: «Ci credevamo, avevamo puntato a entrare nelle fughe. Era una tappa idealmente per velocisti, ma per fortuna il ciclismo non è matematica. Vincere è una sommatoria di cose fatte bene per chi vince e magari di qualcuna fatta meno bene da altri».