Giro d’Italia, Conci: «Ho attaccato perché mi sentivo di farlo e nella maglia rosa ci ho sperato davvero»

Conci
Nicola Conci al Giro d’Italia 2024.
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Nicola Conci, scommessa della Alpecin-Deceuninck, ci ha sperato e creduto per davvero. Infatti la quinta piazza della prima tappa del Giro d’Italia è sua. È partito da un gruppetto da cui tanti altri ciclisti avrebbero potuto dire la loro. Invece è stato il trentino a scovare un’occasione buttandosi in un attacco.

Nicola, prima di tutto, questa condizione te la aspettavi?

«Quando a febbraio ho iniziato la stagione con una corsa da un giorno sentivo di essere sulla buona via, ho fatto poi la Ruta del Sol che però hanno praticamente cancellato. Con poco e niente nelle gambe mi sono anche ammalato e quando sono andato alla Strade Bianche e alla Tirreno-Adriatico ero scarico. Ho fatto un ritiro in Spagna prima dei Paesi Baschi poi una caduta mi ha dato dei problemi a una costola. Per rimediare ho fatto un altro periodo in altura sull’Etna che ho scoperto essere molto bello. L’ultima settimana prima del Giro mi sono sentito bene, d’altra parte sono rimasto con il pallino della corsa rosa in testa dall’anno scorso quando ho dovuto abbandonare dopo 6 tappe a causa del covid. Quella è stata una bella batosta a livello morale: l’ho pagata anche nella seconda parte di stagione. Quest’anno mi sono concentrato tanto sul Giro, voglio farlo bene e fino in fondo».

Il tuo attacco era pianificato?

«In realtà no, mi è venuto quasi spontaneo guardandomi intorno. Ero supportato da buone gambe ma non sono riuscito ad andare a segno anche perché è arrivato un Tadej a cui non si può dire nulla: penso che chiunque sia onorato di averlo qui. Ci riproverò, ma il mio obiettivo principale è godermi il Giro fino a Roma. Con la squadra oggi dovevamo correre per Quinten Hermans, che infatti è arrivato nella volata dietro di me, ma mi sentivo bene quindi sono partito».

Che situazione c’era intorno a te quando sei scattato?

«Dopo la salita lunga il gruppo si era scremato, ci saranno state 30 o 40 unità. Ho visto Majka che era risalito a vedere come fosse la situazione. Ho seguito un po’ senza esagerare poi ho colto l’occasione e sono partito».

Ci credevi in un arrivo da solo?

«Sì, non lo nascondo. Quando dopo 600 metri di salita avevo già 20 secondi ci ho creduto davvero. Ho fatto qualche chilometro poi sul finire dell’ascesa sappiamo tutti cosa è successo».

Non ci saranno troppi italiani al via, ma oggi vi siete fatti tutti ben vedere.

«Oggettivamente il ciclismo italiano non sta vivendo il suo miglior momento. Non avremo il Nibali o il Pantani di turno, ma di risorse che facciano bene nelle tappe sì».

Per te ci saranno altre tappe?

«Oggi poteva essere molto adatta alle mie caratteristiche, ora guardo in particolare a quelle che arriveranno vicino a casa in Trentino dove ci saranno delle salite che conosco bene».