Classiche del pavè e specialissime “standard”: facciamo il punto

Facciamo il punto delle bici che i corridori usano in occasione delle Classiche del pavé
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Nel cuore della “settimana santa”, il periodo che separa la domenica del Giro delle Fiandre da quella successiva della Parigi-Roubaix, ci siamo soffermati a riflettere sulle trasformazioni e le scelte tecniche degli atleti riguardo alle loro biciclette, preparate appositamente per affrontare queste classiche così impegnative nel panorama ciclistico.

In passato, le soluzioni e le attenzioni erano molteplici, mentre oggi questo processo si è notevolmente semplificato. Paradossalmente, nell’epoca moderna del ciclismo, nota per la sua cura ai dettagli, le biciclette dei corridori sono pressoché invariate e sono in grado di affrontare con successo quasi ogni tipo di terreno. Un esempio di questa tendenza è rappresentato da aziende come Specialized, che in passato progettava telai e modelli appositamente per le classiche del pavè (l’iconico Roubaix con inserti per l’assorbimento delle vibrazioni nella forcella anteriore e nei pendenti del carro posteriore), mentre negli ultimi anni ha sintetizzato tutto in un unico modello.

Non molto tempo fa, un’innovazione si era fatta strada nel mondo del ciclismo, sempre con Specialized che, prima dello scoppio della pandemia, aveva introdotto un modello dotato di una sospensione nella zona della serie sterzo. Questa sospensione mirava a ridurre le vibrazioni causate dall’irregolarità dei tratti in pavé, ed era stata persino utilizzata durante la Parigi-Roubaix da corridori del calibro di Peter Sagan.

La S-Works di Tom Boonen con inserti nella forcella e nei pendenti del carro posteriore

Quest’anno, è evidente che la maggioranza dei team ha optato per soluzioni standard, ponendo particolare attenzione alla selezione dei pneumatici in base alla loro sezione e pressione, un tema che verrà approfondito nel dettaglio in un prossimo articolo. Questo cambiamento di rotta ha comportato un quasi totale abbandono delle soluzioni iconiche che un tempo caratterizzavano queste gare, come il doppio nastro, i portaborraccia in alluminio, gli ammortizzatori, i tubolari, i manubri in alluminio e i gruppi meccanici. In passato, questi ultimi erano preferiti rispetto ai primi sistemi elettronici per la loro maggiore affidabilità in condizioni atmosferiche avverse e durante competizioni ricche di polvere e vibrazioni.

Inoltre, un’altra rivoluzione che ha completamente infranto con il passato è stata l’adozione di ruote con profilo alto anche per le classiche del pavé, abbandonando la tradizione delle ruote tendenzialmente a profilo basso. Questa scelta sarebbe stata considerata quasi impensabile 15 anni fa, quando le ruote in alluminio a basso profilo con 36 raggi erano la norma.

Negli ultimi due anni, soprattutto, sembra che la situazione si sia stabilizzata, con le specialissime che sempre più spesso presentano una configurazione simile a quella delle altre corse presenti nel calendario. Il grande cambiamento che si è definitivamente consolidato negli ultimi anni è stata l’adozione del sistema tubeless, a discapito del tradizionale tubolare. Questo nuovo tipo di copertura ha rapidamente sostituito il tubolare, che per decenni è stato il punto di riferimento nel ciclismo, influenzando generazioni di ciclisti. Quest’anno, la scelta delle coperture tubeless sembra essere diventata definitiva, soprattutto considerando che, fino allo scorso anno, i tubolari erano ancora ampiamente utilizzati in gara, anche a causa delle forniture dei materiali delle squadre. Tuttavia, da quest’anno, si nota un netto spostamento verso l’utilizzo del tubeless, almeno nel ciclismo di alto livello, anche se rimane una scelta di nicchia rivolta a una minoranza di corridori che preferiscono questo tipo di soluzione.