Testai (La Torre): «Non chiederemo i 5 euro. Serve altro per salvare il ciclismo giovanile»

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Il passaggio del gruppo in una corsa under 23 (foto: Scanferla)
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La decisione della Federazione di dare libertà agli organizzatori delle corse giovanili di chiedere cinque euro ad ogni corridore come tassa di iscrizione, non è stata accolta favorevolmente. Lastrucci e Provini della Hopplà-Petroli Firenze hanno parlato di umiliazione e di elemosina, ma anche di un lievitazione dei costi già altissimi che le squadre devono affrontare nel ciclismo moderno. Luca Scinto ha parlato dei rischi sul futuro del movimento, visto che il ciclismo sta diventando sempre più uno sport per ricchi.

Ma qual è la risposta degli organizzatori? Noi di quibicisport.it, che stiamo seguendo da molto vicino il caso, abbiamo interpellato Alessandro Testai che ogni anno, portando avanti la tradizione di suo padre, allestisce il GP La Torre. Quest’anno la corsa si svolgerà domenica 25 febbraio e in breve tempo bisogna prendere una decisione.

«No, non chiederò cinque euro per corridore alle società – afferma deciso Testai – Questa notizia arriva troppo tardi per me, perché ho già messo in piedi tutto e non vado certo ad elemosinare dei soldi. Chi organizza una corsa di buon livello come la nostra non può prendere in considerazione questa proposta, con quale faccia mi presento dalle squadre a chiedere 35 o 40 euro in tutto?».

I costi sono sempre più alti per gli organizzatori e quello della Federazione è sembrato un tentativo per venire loro incontro, voltando però le spalle alle squadre. «Sono del parere che una società deve sapere se ha o meno il budget per allestire una corsa. Se il budget c’è, non servono i cinque euro. Se il budget non c’è, la corsa non si fa: è molto semplice. Una corsa come La Torre di due ore e mezza necessita dai 15 ai 20 mila euro ogni anno. Costi altissimi rispetto a dieci o quindici anni fa quando c’era mio padre al comando della società».

Spiega Testai che gli organizzatori hanno bisogno di altre misure per sopravvivere. «Serve uniformare le procedure con gli enti, un decreto sport che semplifichi la burocrazia e il ruolo degli addetti. Le società sportive che organizzano le gare non sono più fonti di passione, sono delle vere e proprie aziende che hanno bisogno di profitti. Presto ne spariranno tante…».