La nuova avventura di Piva alla Jayco: «Qui per portare la mia esperienza. E che bello ritrovare De Marchi»

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Valerio Piva alla partenza del Giro d'Italia 2023
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Valerio Piva è un uomo di ciclismo come pochi. La sua carriera parla per lui: prima professionista, poi direttore sportivo da ormai più di 20 anni, con esperienze nelle più importanti squadre della storia recente. L’ultimo triennio lo ha passato all’Intermarché, arrivata nel WorldTour da “cenerentola” nel 2021 e capace in meno di due anni di raggiungere, nel febbraio del 2023, la vetta del ranking UCI. Ma per Valerio si apre ora un nuovo capitolo, sempre da ds, alla Jayco-AlUla: nonostante gli anni di esperienza, l’entusiasmo per la nuova avventura è sempre quello della prima volta.

Valerio, partiamo proprio dai motivi dietro la tua scelta. Perché lasciare l’Intermarché per la Jayco?

«La Jayco era alla ricerca di nuovi innesti nello staff visto che vengono da qualche anno un po’ avaro di risultati, e quando mi hanno contattato sono stato subito entusiasta di questa opportunità. È una realtà di alto livello sia dal punto di vista tecnico che a livello societario, il posto ideale per mettere a disposizione le mie qualità e soprattutto la mia esperienza. L’ambiente mi ricorda quello dell’Htc o della BMC, mi esalta l’idea di lavorare in uno dei team più ambiziosi del WorldTour».

Cosa ti resta dei tre anni all’Intermarché?

«Con l’Intermarché siamo partiti praticamente da zero, appena promossi nel World Tour, con un budget limitato. Ma lì c’è davvero una grande capacità di individuare giovani promettenti e corridori di esperienza che hanno ancora tanto da dare, e così abbiamo costruito risultati eccezionali. È chiaro che la stagione più bella è stata il 2022 con la Gand-Wevelgem di Girmay, le tappe a Giro e Vuelta e la top 10 di Meintjes al Tour. Ma se devo scegliere il ricordo migliore dico la vittoria di Taco Van der Hoorn in fuga al Giro 2021. Avevamo avuto un inizio difficile nel World Tour, eravamo gli ultimi della classe, al Giro cercavamo una tappa e sapevamo di dover attaccare. Ho portato questa filosofia e Taco ha premiato la squadra con questa vittoria, che credo abbia posto le fondamenta per lo straordinario 2022».

Veniamo ora alla Jayco-AlUla. Troverai un organico forte e completo, e con una buona presenza italiana. Incuriosisce, in particolare, capire quale potrà essere il futuro di Filippo Zana, che già quest’anno ha fatto un importante salto di qualità, e del neo pro’ Davide De Pretto. Quali prospettive vedi per loro?

«Zana ha già fatto progressi eccezionali, vedo grande entusiasmo da parte della squadra nei suoi confronti, ma anche grandi aspettative: sono convinto che abbia il potenziale per fare molto più di quello che ha fatto finora. De Pretto è un ottimo talento, puntare su corridori come lui è indispensabile per costruirsi un futuro. Teniamo molto ai giovani e alla loro crescita, vogliamo già quest’anno testare De Pretto in corse dove potrà far vedere le sue qualità, ma direi anche nei grandi monumenti, perché si abitui subito ai livelli più alti del ciclismo».

In rosa c’è anche un altro italiano, molto più esperto, l’eterno Alessandro De Marchi. Quanto è importante il suo ruolo?

«Importante è riduttivo. Indispensabile, fondamentale: non mi vengono in mente altri aggettivi. Ha una conoscenza del ciclismo e una capacità di leggere le situazioni di corsa fuori dal comune, ma soprattutto ha straordinarie qualità umane, che conosco bene dagli anni alla BMC. Sono felicissimo di ritrovarlo, e ho sempre pensato che possa dare tanto al ciclismo anche una volta ritirato, magari da ds: lo vedrei molto bene in ammiraglia o in una qualunque posizione dirigenziale».

Per concludere, quali sono gli obiettivi della squadra per il 2024?

«Abbiamo l’obbligo risalire il ranking UCI, l’obiettivo minimo è stare tra le prime 10, soprattutto vedendo la caratura del nostro roster. Non ci basta semplicemente vincere, conta anche la qualità delle vittorie, che poi aiutano a risalire posizioni. La squadra deve tornare ai livelli che le competono, serve una nuova spinta dopo anni non troppo positivi, e io sono qui per questo».