E’ di ieri la notizia dell’inasprimento delle sanzioni per chi utilizza calzini e copriscarpa troppo lunghi. La multa, a partire dal 1° gennaio 2024, potrà arrivare fino a 2.000 franchi svizzeri nelle gare WorldTour nelle materie riguardanti l’abbigliamento.
Va detto che la regola è in vigore da diverso tempo, fu introdotta alla fine del 2018 e va rispettata dell’inizio del 2019. I casi di multa non sono stati molti, il più illustre forse è stato quello di Annemiek Van Vleuten, quando ai mondiali di Wollongong dello scorso anno fu multata di 200 franchi svizzeri perché i calzini indossati in gara non erano conformi alla norma.
E’ capitato nel corso di questi anni di vedere, specialmente nelle gare a cronometro, “situazioni limite” dove l’Uci non ha preso alcun tipo di provvedimento e a questo potrebbe essere dovuto il rincaro delle sanzioni, per aumentare l’attenzione nei confronti di una regola che spesso non è stata rispettata. Il regolamento in vigore enuncia: “Calze e copriscarpe utilizzati nelle competizioni non possono superare l’altezza definita dalla metà della distanza tra il centro del malleolo laterale e il centro della testa del perone”.
Ma quali sono i motivi di questa scelta? Sentiamo l’opinione di Marco Pinotti, performance director del team Jayco AlUla. «La norma è in vigore da tempo – esordisce il bergamasco – io con i miei ragazzi non ho mai avuto problemi, abbiamo osservato la regola e per non rischiare abbiamo sempre mantenuto un margine di sicurezza di un centimetro. In questi anni non ci sono state molte multe, anche quando ci si trovava davanti a casi evidenti. I vantaggi? Si palesano soprattutto quando si parla di copriscarpa, in quanto dai test effettuati ci sono piccoli miglioramenti in termini di watt. I tessuti hanno minore attrito con l’aria rispetto alla pelle e quindi va da sé che, nella ricerca della massima performance e di una velocità più alta, più pelle è coperta e più siamo veloci».
E cosa c’è di male nel cercare maggiore velocità lavorando sull’altezza di questi accessori?
«Apriamo una questione delicata, è terra di nessuno. L’intento secondo me è mettere dei paletti per non ampliare le disparità fra le squadre, dove chiaramente chi investe più soldi ottiene più vantaggi e mette gli altri nella condizione di inseguire pedissequamente per allinearsi allo standard medio, cercando di essere all’altezza della situazione. E’ chiaro che il discorso è di più ampio respiro, e che i calzini e i copriscarpa sono la punta dell’iceberg. Serve trovare un equilibrio fra le aziende, in questo caso d’abbigliamento, che chiaramente spingono a pubblicizzare e a vendere questi prodotti, con le possibilità delle squadre e i corridori».
Per certi versi è lo stesso ragionamento di quando qualche anno fa in alcune categorie giovanili fu vietato l’utilizzo di ruote che superavano un certo profilo. Una regola nata per non creare disparità fra i giovani e per salvaguardare (in quel caso) anche la sicurezza, visto che a quell’età i ragazzini spesso non hanno ancora le abilità tecniche per padroneggiare quel tipo di componente.















