Magli: «Stagione finita per un’infezione al testicolo, punto già da ora alla Firenze-Empoli»

Lorenzo Magli, classe 2002 della Mastromarco. La prossima sarà la sua quarta e ultima stagione tra gli Under 23. (Foto: Bernardini)
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Non potendo pedalare, Lorenzo Magli passa le giornate come può: passeggiando, tifando per suo fratello Filippo, pensando alla crociera nel Mediterraneo che aspetta lui e la fidanzata, andando di tanto in tanto alle corse dei suoi compagni di squadra della Mastromarco. Tutto, insomma, pur di far trascorrere il tempo e distrarsi: l’importante è non rimanere troppo tempo da solo con se stesso, evitare d’incupirsi.
«Mi pare fosse il 30 di agosto, si correva a Cerreto Guidi, feci nono – racconta Magli – Ecco, la mia annata è finita quel giorno. All’improvviso mi sono ritrovato con un testicolo gonfio. Chiaramente all’inizio c’era preoccupazione, poi fortunatamente l’allarme è rientrato. Si trattava di un’infezione. Per l’amor di dio, la salute è fondamentale e io sono contento di star bene e di non aver avuto strascichi, ma intanto ho perso l’ultimo mese e mezzo di gare».

Sei riuscito a capire da cosa può essere dipeso?
«Ho parlato con più di un dottore e ho ascoltato pareri discordanti. Secondo alcuni può dipendere dallo schiacciamento in sella, secondo altri invece il mio caso è stato l’equivalente di un ascesso ad un dente. L’importante è stare bene, consoliamoci così».

Hai ricominciato a pedalare?
«No, ancora no. Avevo provato a rimontare in sella alcuni giorni fa, ma ho forzato i tempi e peggiorato nuovamente la situazione. Devo aspettare che scompaia del tutto il gonfiore, forse potrò tornare in bicicletta tra un paio di settimane. Sinceramente non vedo l’ora, il rischio di annoiarsi e di immalinconirsi è sempre dietro l’angolo».

La sfortunata conclusione di una stagione che non ti ha mai visto protagonista.
«Purtroppo hai ragione, sono il primo a non essere soddisfatto della mia annata. Non ho mai trovato il colpo di pedale e la continuità necessari, per non parlare della sfortuna che ha bersagliato la Mastromarco. Un esempio personale: subito, alla Firenze-Empoli, foro mentre il gruppo sta per imboccare la salita finale per la penultima volta. Per non parlare degli incidenti di Arzilli e Crescioli».

Balducci
Gabriele Balducci, direttore sportivo della Mastromarco.

Per te sono arrivati solo alcuni piazzamenti: due volte sesto, quattro volte quinto, una volta secondo.
«Qualche giornata più decente l’ho avuta, non lo nego, ma complessivamente non è andata bene, è inutile girarci intorno. Intanto avrei voluto e dovuto vincere qualche gara, e comunque i piazzamenti che pesano e che possono fare la differenza non sono certamente quelli che ho centrato io. Insomma, il contrario dello scorso anno, quando raccolsi altrettanti piazzamenti ma vincendo quattro volte».

Crescioli e Dati se ne andranno, il primo alla Technipes e il secondo alla Biesse-Carrera. Tu, invece?
«No, io rimarrò alla Mastromarco. Ormai con Balducci e Franceschi c’è un’intesa assoluta, non avrebbe senso dividersi adesso. Qualche interessamento mi era giunto all’orecchio. Sai, dinamiche di gruppo: un direttore sportivo manda un ragazzo della propria squadra a sondare il terreno, anche in amicizia se vuoi. Ma niente di concreto, devo dire. E comunque avrei rifiutato, io alla Mastromarco mi trovo benissimo».

Senza Crescioli e Dati, il faro della squadra sarai tu?
«Ci pensavo in questi giorni. Non spetta a me assegnare i ruoli e ne parleremo a tempo debito con Balducci, ma considerando che la prossima sarà la mia quarta stagione tra i dilettanti con questa maglia credo proprio che il riferimento potrei essere io. Non conosco ancora l’organico, da quello che ho capito vedremo una Mastromarco giovanissima e battagliera. E io, magari, posso dare il mio bel contributo in termini di risultati ed esperienza».

La pressione ti spaventa?
«Guarda, sarò sincero, in parte credo d’averla accusata già quest’anno dopo i bei risultati del 2022. Però, come si dice in Toscana, è il mestiere che entra. E’ normale che un corridore come me, prossimo al quarto anno e reduce da una stagione complicata, si senta in dovere di riscattarsi. La pressione ce l’avrò, inutile nascondersi, ma voglio vederla in chiave positiva: saranno stimoli ulteriori per migliorarsi».

Alcuni mesi fa parlavi di buttarti in fuga, senza aspettare necessariamente la volata. Come fa tuo fratello Filippo tra i professionisti. Com’è andata?
«Non è che abbia raccolto chissà quali indicazioni. Ma si torna a quello che dicevo prima: ad andare male è stata la stagione nel suo complesso, non un singolo aspetto in particolare. Non ho nemmeno rimpianti precisi. Se mi aspettavo delle prestazioni simili da parte di mio fratello? No, se devo essere sincero. Ma sono contento per lui e danno fiducia e speranza anche a me».

Se non dovessi passare professionista al termine del prossimo anno, ti fermeresti oppure proseguiresti tra gli elite?
«E’ una domanda a cui non voglio rispondere. Un dilettante non ama pensare a cosa succederà dopo il quarto anno, perché si rende conto del tempo che è passato e delle chance che diminuiscono. Ad ora ti direi di no, che non m’interessa diventare un elite, che se non passo professionista smetto. Ma sono discorsi che lasciano il tempo che trovano, magari nel corso della prossima stagione cambio idea. Per ora non ci penso».

In quale corsa sogni il riscatto?
«Al debutto stagionale, subito: alla Firenze-Empoli. Vivo a due passi dal percorso di gara, per noi toscani è una specie di mondiale. E’ la corsa che sogno di vincere tra i dilettanti, e poi sarebbe il modo migliore di iniziare la stagione più importante della mia carriera».