TOUR DE FRANCE 2023 / Vingegaard: «Avrò più pressione ma non mi importa. Ho puntato tre tappe»

Vingegaard
Jonas Vingegaard in maglia gialla al Giro del Delfinato 2023 (foto: A.S.O./Ceusters)
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Al via sabato da Bilbao come detentore del Tour de France e come favorito principale per quello che sta per cominciare, Jonas Vingegaard ha rilasciato una bella intervista alla rivista Ride e Wielerflits ne ha pubblicato ampi stralci.
Aver vinto la Grande Boucle sembra aver reso Vingegaard più fiducioso. Se Tom Dumoulin ha detto apertamente che nel 2017 dopo aver vinto il Giro d’Italia si è sentito addosso lo status di un campione, con il mondo esterno che all’improvviso voleva qualcosa da lui, Vingegaard ha ammesso di avere pochi problemi con questo.

«Non è che ho optato per lo status di campione. La mia motivazione è quella di essere un buon corridori. Non mi interessa se il pubblico si aspetta qualcosa da me … il mondo esterno può aspettarsi ciò che vuole. Probabilmente dovrò deluderli a volte, ma questo non mi terrà sveglio. So che le persono improvvisamente mi riconoscono, magari mi chiedono un selfie, mi sono preparato. Non lo vedo come un problema. Certamente non influisce sulla mia vita».

Vingegaard si trovato a dover dire dei no. «Ho trovato difficile deludere le persone, ma impari anche a affrontarlo. Sai che devi proteggerti. Se le persone ora hanno un’opinione diversa su di me perché rifiuto qualcosa, amen».
Del Tour vinto ha amato soprattutto «il modo in cui abbiamo corso come squadra, questo è il ricordo più bello per me. Ci sono così tante stelle nella squadra, ma tutti erano completamente assorbito dal piano e hanno svolto il loro compito al cento per cento. Non era che avessimo un obiettivo, perché alla fine volevamo vincere sia la maglia gialla che quella verde. Tutti si sono completamente impegnati per questo. Sette dei migliori corridori del gruppo hanno fatto tutto per me. Questo è qualcosa di indimenticabile per me».

Per gli altri, l’impressione più grande l’ha lasciata la giornata del Col du Granon. «Il piano per questa corsa era stato studiato a dicembre durante il nostro primo ritiro. Nei due anni precedenti, sia Primoz che io eravamo arrivati secondi al Tour. E nel 2022 avevamo entrambi la leadership. Il nostro piano era che uno di noi due potesse vincere il Tour. Per questa corsa avevamo accettato di fare un piano di attacco “folle”. L’idea era quella di attaccare Pogacar ovunque fosse possibile. L’abbiamo fatto. Sul Granon ho cercato di rendere la gara il più dura possibile. È una salita bestiale, l’avevo notato durante la ricognizione.

«Sapevo che c’era un pezzo ripido a circa 4,5 chilometri dalla cima. Avevo quel punto in testa per attaccare. Mi sentivo bene e avevo le gambe per realizzare quel piano. Onestamente, penso che quello sia stato uno dei miei giorni migliori in bici di sempre. È stato sorprendente che Pogacar non riuscisse a seguirmi. Normalmente salta immediatamente sulla ruota, ma quella volta non ha nemmeno provato a seguirmi. Di conseguenza, sapevo che quella era la mia grande possibilità. Poi ho dato tutto fino al traguardo. Non è stata solo la mia prima vittoria al Tour, ma ho anche preso la prima maglia gialla. Un giorno che non dimenticherò mai».

Il giorno più difficile durante la quindicesima tappa, da Rodez a Carcasonne, «è stata mentalmente molto dura. Roglic non è partito quella mattina, mentre nella fase iniziale della corsa abbiamo perso anche Steven Kruijswijk a causa di una caduta. Poi Tiesj Benoot e io siamo caduti. Hai la sensazione che tutte le battute d’arresto si accumulino. Abbiamo dovuto parlare fra noi, dirci che dovevamo tenere duro, attenerci al nostro piano anche se avevamo perso due pedine importanti nella nostra tattica».
Quest’anno Vingegaard dovrà fare senza Roglic. «Sarà diverso senza Primoz. È stato lui che mi ha preso sotto la sua ala tre anni fa, è stato il mio mentore all’interno della squadra. Nel 2022 disse alla squadra che ero un potenziale vincitore del Tour. Io non ci credevo. Ovviamente mi mancherà».

Un anno fa Pogacar arrivava al Tour da favorito, questa volta le cose sono diverse. «Sono consapevole che iniziare il Tour con il dorsale numero 1 mi metterà addosso una certa pressione. Ma come ho detto posso mettere le aspettative del mondo esterno da parte, non mi interessano. Farò la mia corsa. Devo credere in me stesso e fare del mio meglio. È persino comodo iniziare come detentore del titolo. Dopotutto, ora so come farlo».

Vingegaard conosce le salite del Tour da quando era ragazzo e andavo in campeggio con i suoi sulle Alpi, ed è uno che ama fare le ricognizioni, capire le tappe che dovrà affrontare. «Di questo Tour ho già cerchiato tre tappe. Quella del Puy de Dôme (nona tappa, domenica 9 luglio, ndr), quella del Grand Colombier (la tredicesima, venerdì 14 luglio, ndr), e quella con il Col de La Loze (la numero 17, in programma mercoledì 19 luglio, ndr). Più guardo il percorso, più penso che il Tour di quest’anno è davvero molto bello».