Storia delle cronometro al Tour: dai 200 chilometri degli anni ’90 ai 14 del 2015, fino ai 71 del 2027

Indurain
Miguel Indurain in azione al Tour de France. Il navarro era un grandissimi specialisti delle prove contro il tempo.
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Riavvolgiamo il nastro e torniamo a un’altra epoca del ciclismo. Negli anni ’90, la cronometro era una delle grandi protagoniste del Tour de France, in grado di scavare solchi profondi in classifica e indirizzare la corsa per la maglia gialla. Spesso si parlava di tante prove, e i velocisti avevano a disposizione diverse occasioni per fare la differenza prima ancora delle difficili tappe in salita.

Nel 1990, ad esempio, il programma comprendeva cronometro lunghe e impegnative: un prologo di 6,3 chilometri, una cronosquadre di 44,5, una cronometro individuale di 61,5, una prova in salita di 33,5 e un’altra di 45,5 chilometri. Un anno più tardi si arrivò a una prova individuale di ben 73 chilometri, oltre ad una seconda crono di 57, più un prologo e una cronosquadre. Distanze che oggi appaiono quasi fuori scala rispetto a quelle a cui siamo stati abituati negli ultimi anni. O ancora, nel 1992 le crono erano due e rispettivamente di 65 e 64 chilometri, oltre a un prologo di 8 e a una cronosquadre di 63, per un totale di 200 chilometri contro il tempo.

La tendenza era molto chiara e ben consolidata e continuò fino agli anni Duemila. La cronometro rimase un appuntamento centrale al Tour de France. Nel 2000, per esempio, una delle cronometro pianeggianti misurava 58,5 chilometri, la cronosquadre ben 70. Per andare avanti di qualche anno, nel 2007 si parlava di due prove di 54 e 55,5 chilometri totali, oltre a un prologo di 8.

Wiggins
Bradley Wiggins (a sinistra in maglia gialla) e Chris Froome al Tour de France 2012 (credit: Yuzuru Sunada).

Dal 2013, tuttavia, il disegno della Grande Boucle ha cominciato a mostrare una tendenza diversa, fatta di distanze più contenute e di una distribuzione dei chilometri meno costante. Gli organizzatori ridussero sensibilmente la distanza complessiva, anche in risposta al dominio di Bradley Wiggins l’anno precedente. L’obiettivo era evitare che la classifica generale venisse indirizzata troppo presto da una lunga cronometro, costringendo gli scalatori a recuperare distacchi pesanti in montagna. A questo si aggiunse anche una ragione televisiva: una cronometro di 60 chilometri può essere tatticamente affascinante, ma offriva di fatto meno cambi di ritmo e momenti spettacolari rispetto a una tappa con continui attacchi e colpi di scena.

Si pensò dunque di accorciare sensibilmente la prova. Nel 2015, i chilometri individuali furono appena 13,8, a cui si aggiungeva una cronosquadre di 28, mentre nel 2020 ce n’erano solo 36 e si trattava della celebre crono della Planche des Belles Filles. l’opposto di una prova pianeggiante. Non fu un percorso lineare, dato che il Tour continuò ad alternare edizioni con prove brevi ad altre più generose, come quelle del 2018 e 2024 (66,5 e 59). La differenza rispetto al passato, però, è evidente: le grandi cronometro da 60-70 chilometri sono diventate molto meno frequenti.

Il percorso ha assunto un’impostazione più variabile, nella quale la montagna e le tappe mosse possono avere un peso maggiore nel definire la classifica. Il Tour de France 2027 segna però un ritorno al passato con i suoi 71 chilometri, è vero. Ma a prescindere la lunghezza della prova, non si potrà mai cancellare la bellezza complessiva della gara più importante del mondo.