Positivo al primo test antidoping della propria vita. Non deve essere stato un boccone facile da digerire per Lorenzo Milesi, ma i farmaci che usava per curare l’asma erano vietati. Ora che sta per passare dal vivaio del Team DSM alla formazione World Tour, manca solo l’ufficialità, il ventenne nato a San Giovanni Bianco (provincia di Bergamo) ha raccontato la sua storia con trasparenza al sito olandese WielerFlits. Milesi non vuole nascondere nulla a nessuno, in modo da dare in tranquillità il primo colpo di pedale da professionista, dopo che ha firmato un contratto fino al 2025 con la squadra olandese.
Milesi parla prima di tutto del suo approccio al ciclismo: «Dopo un infortunio subito mentre giocavo a calcio, mi hanno consigliato di pedalare per tenermi in forma. Il gruppo di ragazzi con cui ho continuato poi ad uscire in bici mi ha consigliato di cercare una squadra con cui gareggiare. Dicevano che avevo talento». Milesi si unisce così da Juniores alla Ciclistica Trevigliese, dove dopo un primo periodo di ambientamento conquista già alla seconda stagione diverse vittorie e podi.
Ciò che rende la storia di Milesi diversa da altri talenti è, purtroppo, la sua malattia: Lorenzo soffre d’asma dalla nascita, proprio come suo padre. Una condizione polmonare cronica che può portare a mancanza di respiro e tosse acuta. Con i farmaci giusti, si può vivere normalmente ed praticare attività fisica senza grandi problemi, compresa la pratica di tutti gli sport. Milesi quindi dovrà comunque assumere un determinato farmaco per il resto della sua vita. Tuttavia un gran numero dei farmaci usati per curare l’asma sono nella lista delle sostante riconosciute come doping perché, oltre a prevenire i disturbi polmonari, migliorano anche le prestazioni.
Milesi segue due strade per curare l’asma. La prima consiste nell’usare un inalatore preventivo ogni mattina e sera per prevenire i disturbi. Nel caso abbia un attacco d’asma usa, invece, un inalatore reattivo che arresta il trauma. «Quando ho iniziato a correre – racconta Milesi – ho fatto controllare le mie medicine dalla squadra. Su loro consiglio sono passato a un altro inalatore preventivo, perché non si può prendere senza certificato medico. Per assicurarmi di non utilizzare alcun prodotto presente nelle sostanze vietate dall’antidoping, sono passato a un altro inalatore preventivo. Ho continuato ad utilizzare il puffer reattivo, del marchio Ventolin, che è consentito. Nonostante il fatto che la mia nuova terapia fosse meno efficace contro la malattia, è andata male anche dal punto di vista sportivo».
Il brutto colpo arriva dopo la prova a cronometro del Campionato italiano Juniores nel 2019, dove è arrivato secondo. «Il mio primo test antidoping in assoluto è stato quello, pochi mesi dopo aver iniziato a pedalare… Ed è risultato positivo», ricorda Milesi. «Un mese dopo quella cronometro ho ricevuto una mail con i risultati. Positivo al Ventolin per dose troppo alta di salbutamolo. Non riuscivo a capirlo. Come è potuto accadere? Avevo cambiato farmaco ed è andata male. Ero finito in un grande incubo».
A Lorenzo venne data la possibilità di contestare legalmente il test antidoping positivo o di accettare una sospensione immediata di cinque mesi. Non aveva i soldi e le competenze per intraprendere un costoso processo legale. Così accettò la sospensione e poiché all’epoca Milesi era ancora minorenne, l’autorità italiana antidoping ha deciso di non rendere pubblico il risultato positivo.
Milesi gettò subito nella spazzatura i medicinali usati fino a quel momento. «La fiducia in quei farmaci era svanita. Potrei ancora usare Ventolin come inalatore, ma non lo voglio più. Quel risultato del test mi ha fatto perdere ogni fiducia nella combinazione dell’inalatore preventivo e Ventolin. Ora uso Symbicort, sia preventivo che reattivo in combinazione con Montelukast, che assumo ancora la sera, anche come prevenzione».

E poi è scoppiato il Coronavirus, ma nel frattempo Milesi ha continuato ad allenarsi. Il 17 luglio 2020 è stato per la prima volta di nuovo al via di una competizione. Una cronometro all’autodromo di Imola, dove più avanti nello stesso anno si sarebbero svolti anche i Mondiali di ciclismo. Tutti gli allenamenti e i sacrifici fatti in quel periodo buio hanno dato poi i suoi frutti. Lorenzo vinse di gran lunga quella cronometro e avrebbe trionfato altre tre volte più avanti nella stagione, anche al Campionato Italiano Junior a cronometro. Ha attirato così le attenzioni di diverse squadre Under 23, in particolare quelle della Beltrami TSA Tre Colli, che lo ha ingaggiato per il 2021.
Alla prima stagione da dilettante Milesi ha disputato una stagione solida. Corre all’attacco, riuscendo più volte a mettersi sotto i riflettori. A fine 2021 arriva l’ingaggio della development del Team DSM. La sua squalifica passata per doping non era ancora nota alla squadra in quel momento.
«L’ha detto al suo allenatore al primo ritiro invernale», afferma Iwan Spekenbrink, team manager del Team DSM. «Durante quel ritiro, i nostri corridori seguono tutti i tipi di seminari, anche sull’antidoping e anche sull’MPCC e le ulteriori restrizioni che ci imponiamo volontariamente per contribuire a un ciclismo più credibile. Questi sono temi di cui parliamo in termini generali. Lorenzo ha ascoltato tutto questo e poi si è sentito in sicurezza per raccontare la sua storia».
Ciò che rende ancora più complessa la situazione del Team DSM e quella di Milesi è che il Team DSM è anche membro dell’MPCC, un movimento per un ciclismo credibile. Nel campo dell’antidoping e della salute dei corridori, applicano regole più severe rispetto all’UCI e all’agenzia internazionale antidoping WADA. Spekenbrink ha presentato il caso all’MPCC e dopo essere esaminato è dato il via libera. Solo i corridori con una sospensione fino a sei mesi sono i benvenuti nelle squadre affiliate.
«La buona etica e la buona morale ovviamente vanno oltre il semplice doping. Un minore che aveva appena iniziato a pedalare, su consiglio della sua squadra, ha adeguato la sua terapia farmacologica per evitare che risultasse positivo e poi, invece, è risultato positivo al primo test… Ignorare la sua storia guardando solo la positività in sé e rimuoverlo dalla squadra significherebbe non renderlo più in grado di perseguire il suo sogno e non sarebbe certo la migliore scelta etica. Abbiamo detto a Lorenzo: se vuoi diventare un professionista con noi, devi essere trasparente su questa storia. Come sport, vogliamo riconquistare la nostra credibilità. E non vogliamo dire bugie ai nostri sponsor e dipendenti. Alla fine si è aperto con tutti», afferma Spekenbrink.
Milesi non sa ancora cosa aspettarsi dal suo primo anno nel World Tour. La scorsa stagione ha già avuto l’occasione di pedalare con i professionisti. Ha già fatto parte della prima squadra al Tour du Var, alla Milano-Torino e al SAZKA Tour. Per il prossimo anno è stato inserito nel gruppo dei corridori che puntano alle classifiche generali nelle corse a tappe, compresi i grandi Giri.
Nella passata stagione, Lorenzo ha mostrato le sue grandi qualità. Nella rinomata corsa a tappe Under 23 Le Triptyque des Monts et Châteaux ha vinto la prima tappa in linea con un colpo da finisseur e due giorni dopo è stato il migliore nella cronometro individuale, davanti ad Alec Segaert. Milesi ha vinto anche la tappa finale del Tour dell’Avenir, dove ha chiuso quattordicesimo nella generale.















