Viviani: «Si parla tanto di multisciplina ma i calendari penalizzano chi la fa»

Elia Viviani in una foto d'archivio al Campionato italiano 2022
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Una prima parte di luna di miele con sua moglie in Namibia, una seconda con gli amici-fratelli della pista (a Mauritius c’erano anche Ganna e Consonni con le rispettive compagne, e Simone ha approfittato per chiedere la mano della sua Alice): a meno di un mese dall’oro iridato nell’Eliminazione e dal matrimonio con Elena Cecchini, Elia Viviani è già tornato in bici e non vede l’ora di ricominciare sul serio. «Mi allenerò prima in Friuli, poi a Montecarlo. Non andrò a Noto con la Nazionale, ma farò la Sei Giorni di Rotterdam dal 6 all’11 dicembre in coppia con un giovane olandese, Vincent Hoppezak. Poi, raggiungerò i compagni di Ineos sull’isola di Maiorca fino al 19», ha spiegato Elia a Ciro Scognamiglio sulla Gazzetta dello Sport.

Il 33enne della INEOS debutterà già a gennaio: Tour Down Under oppure Vuelta San Juan. «Sembrava più l’Australia, invece adesso diciamo che è in vantaggio l’Argentina». Dall’8 al 12 febbraio a Grenchen, sulla pista dell’Ora di Ganna, ci sono gli Europei, e Viviani ci sarà. «Ne abbiamo cominciato a parlare con il c.t. Marco Villa. Secondo noi, i ‘top’, guardando il calendario, potrebbero fare gli Europei e la prova di Coppa del Mondo in Canada, a Milton, che come date viene prima del Giro (20-23 aprile, ndr). Anche se, in verità, questo calendario non va incontro alla multidisciplinarietà. Non capisco bene in che direzione si stia andando. Si parla molto di quanto sia bella e importante la multidisciplinarietà. Bene, ma allora ha senso mettere in calendario una prova di Coppa del Mondo di qualifica olimpica in pista (dal 14 al 17 marzo in Egitto, ndr) tra Tirreno-Adriatico e Milano-Sanremo? Poi, il Mondiale ad agosto di tante specialità: obbligherà a scegliere tra strada e pista. Non solo: Pidcock e van der Poel, per dire, dovranno escludere o la strada o la mountain bike. E potrei continuare».

Per quanto riguarda poi la strada, dove non vince nel World Tour dal 2019, Viviani dice che «sono convinto che sia questione di un ‘clic’. Se azzecco il risultato importante, il cammino si metterà in discesa. Certo non devo inseguire vittorie per fare numeri, ma quelle importanti. Un calendario di seconda attività, anche se conquistassi 10 corse, non mi riporterebbe al mio status. Certo, è più difficile recuperarlo che vincere l’oro olimpico in pista a Parigi». Che errori dovrà evitare? «Per prima cosa, di programmazione. Nel 2022 ho corso tanto, ma inseguendo sempre, senza avere un vero e proprio obiettivo. Cercheremo di aggiustare il tiro, a cominciare dalle priorità su strada. Per esempio: tornare al Giro d’Italia. Poi, chiaro, tocca innanzitutto a me». Per questo è già in bici.