AMARCORD/110 Chiappucci e il Sestriere, un’impresa oltre la follia: 200 chilometri di fuga sulle tracce del Campionissimo

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Il Sestriere, il Tour del ’52, Fausto: sfogliando un quotidiano italiano, al sole limpido del raduno di partenza, Claudio Chiappucci si ferma sull’impresa solitaria di Coppi, realizzata 40 anni prima su quello stesso traguardo che il Tour de France 1992, proprio in omaggio al Campionissimo, si prepara ad affrontare.

Le suggestioni fanno brutti scherzi: convinto che il Sestriere meriti un altro giorno memorabile, Chiappucci progetta un salto oltre i limiti della follia. Fino a quel momento, il Tour si è retto sulla dimostrazione di forza di Miguel Indurain nella lunga crono di Lussemburgo, da cui i rivali sono usciti sgretolati. In maglia gialla è rimasto il francese Pascal Lino, che sulle grandi montagne non ha scampo.

Dopo la prosa del navarro, c’è bisogno di poesia. La tappa del Sestriere, sabato 18 luglio, è la prima vera sfida in alta quota: un calvario interminabile, 254 chilometri, con Iseran e Moncenisio da sorbire prima della salita finale. Settimo in classifica, a 4’54”, Chiappucci si muove dopo una trentina di chilometri, buttandosi giù dal Col di Saisies sulla scia di nove fuggitivi. Sull’ammiraglia della Carrera, un brivido: dove va così presto?

Chiappucci: un puntino solitario nel maestoso Iseran

Seconda salita, il Cormet de Roselend. Nessuno che gli dia un cambio, fino alla vetta. Se i compagni di viaggio sono solo un peso, tanto vale liberarsene. Ed è così che, alle prime rampe dell’Iseran, a 125 chilometri dal traguardo, Chiappucci si ritrova da solo.

L’Iseran: 38 chilometri di paesaggi maestosi, 2770 metri di altitudine e aria rarefatta. Chiappucci è un puntino solitario sotto un sole che non dà tregua. Ma regge: in vetta ha 2’20” su Conti e Virenque, primi inseguitori, mentre Indurain viaggia con Bugno a 3’45”.

Stanco? Ancora no. Anzi, la picchiata dall’Iseran gli mette le ali, tanto che ai piedi del Moncenisio i cinque minuti di vantaggio su Indurain gli assegnano virtualmente la maglia gialla. L’idea del clamoroso golpe comincia a farsi strada, se non che accade qualcosa che farà discutere: scatta Bugno, che già sull’Iseran aveva messo i suoi a tirare, togliendo lavoro prezioso a Indurain. Su di lui si porta proprio il navarro e il tutto erode sensibilmente il vantaggio dell’uomo al comando, che prima del Sestriere conserva appena un minuto e mezzo.

Finale thrilling: Indurain parte, poi va in crisi

Darlo per spacciato non è cinismo, ma pura logica, considerato il tremendo sforzo solitario. Salendo verso il Sestriere, invece, Chiappucci fa qualcosa di impensabile: aumenta di nuovo, tenendo a distanza un quartetto formato da Indurain, Bugno, Vona e Hampsten.

L’epilogo è quasi drammatico: strizzato dalla fatica, Chiappucci si fa largo tra la folla. Una moto gli si pianta davanti, lui frena e riparte chissà come. Dietro, scatta Vona, Indurain lo segue e lo salta. La vittoria di Chiappucci sembra di nuovo a rischio, ma c’è l’ultimo colpo di scena: lo spagnolo sul più bello si ingolfa, al punto da essere di nuovo superato da Vona. Può comunque consolarsi con una maglia gialla che porterà fino a Parigi.

Per Chiappucci, invece, il sogno giallo è finito, ma la leggenda è dietro l’angolo. Negli ultimi metri lotta soprattutto con i suoi dolori, riassunti al traguardo in una maschera di sofferenza. A quarant’anni di distanza da Coppi, il Sestriere può raccontare un’altra storia da brividi.