Nella tappa più dura del Giro Donne con tre salite e 3.300 metri di dislivello Marta Cavalli ci ha provato fino alla fine. Ha attaccato sull’ultima salita quando mancavano tre chilometri alla vetta, ha riprovato in discesa riuscendo a staccare la maglia rosa di qualche secondo, poi si è rialzata aspettando il gruppetto che stava rientrando con Van Vleuten, Longo Borghini e Gaia Realini.
«In un primo momento – racconta la cremonese – pensavamo di riuscire a chiudere sulla Faulkner ma non è stato così. In cima all’ultima salita ho pensato solo a vincere la tappa, per me era importante. Ho cercato di andare a tutta con la Longo perché anche lei era interessata per il terzo posto del podio ma il distacco era troppo. Meritavo una vittoria, anche se ho fatto due secondi posti e un terzo, il mio sogno era vincere il tappone perché c’era tanta gente che era venuta qui a fare il tifo per me».
Ma dopo l’arrivo Marta ha ritrovato subito il suo sorriso: prima l’abbraccio con la mamma Romina e la sorella Irene, poi scesa dal podio ha dato il Magnum della premiazione (e un bel bacio) al suo ragazzo Andrea, con cui sta insieme dai tempi della scuola.
Un secondo posto al Giro a 24 anni, a 1’52” da una grande campionessa come Annemiek Van Vleuten, è un risultato importante per un’atleta che ha dimostrato di poter puntare più in alto.
«Avevo tante ambizioni per questo Giro e sono soddisfatta non dico al cento per cento ma al 99,9. Non ho rammarichi, il mio obiettivo era quello di dare spettacolo e di animare la corsa, ho fatto il possibile e spero che chi guarda il ciclismo abbia apprezzato. La squadra mi ha dato le cinque migliori ragazze che hanno lavorato per me dalla mattina alla sera, siamo un bel gruppo».
Anche Marta ha ripagato le sue compagne provandoci fino alla fine.
«Dovevo farlo, dovevo attaccare, perché anche se il gap era ampio non volevo dare l’idea di sedermi e di accontentarmi, volevo comunque far vedere di avere il carattere di rischiare pur di guadagnare un secondo».
L’appuntamento con la maglia rosa è rimandato in un futuro che sembra già ipotecato.
«Ci sono tanti marginal gains in cui devo migliorare: posizionamenti, maturità fisica, non so dove posso arrivare. Esperienza dopo esperienza si costruisce quella solidità che ti permette di avere sotto controllo la situazione e di gestirla al meglio».
Tra pochi giorni sarà già il momento di pensare al Tour Femmes, dove Marta, secondo i programmi della squadra, correrà in appoggio a Cecilie Ludwig.
«Tirerò un attimo il respiro, poi prima della corsa francese entrerò nel “mood” giusto. Al Tour vedrete una Marta gregaria…».
Difficile crederci, guardando negli occhi la sua determinazione.















