Calzoni punta Capodarco e sogna l’Avenir: «Ma forse non sono ancora pronto per il professionismo»

Walter Calzoni a braccia alzate sul traguardo della terza tappa della Volta a Valencia 2021 (foto: Ecotek Gallina Lucchini)
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Walter Calzoni sogna di diventare professionista, altrimenti perché un ragazzo di vent’anni farebbe così tanti sacrifici, ma allo stesso tempo si rende conto che forse potrebbe non essere ancora pronto. Si era presentato alla partenza del Giro d’Italia U23 con grosse ambizioni: vincere una tappa, magari centrare un bel piazzamento in classifica generale. Niente da fare, purtroppo: ha provato ad entrare in qualche fuga, ma non ha né sfiorato il successo né tantomeno chiuso nella parte alta della graduatoria finale. «A dirla tutta non ho ancora capito cosa non ha funzionato. A volte ho esagerato io: avrei potuto e dovuto aspettare il finale e invece, nei primi chilometri, sprecavo un sacco d’energie per portare via l’azione di giornata. Nella terza tappa, quella delle polemiche, semplicemente non ero all’altezza della concorrenza straniera. Peccato, perché la forma era buona e si poteva fare molto di più».

Hai parlato della terza tappa, Walter, quella di Santa Caterina Valfurva che ha innescato una lunga serie di riflessioni che dura ancora oggi. Qual è il tuo punto di vista?

«Per come la vedo io se n’è parlato fin troppo. Certo che gli stranieri si comportano meglio di noi in giornate del genere e nelle corse a tappe: il loro calendario è più esigente e competitivo del nostro, mi stupirei se non ci arrivassero davanti. Nelle corse di un giorno, ovviamente, certe differenze si notano meno».

Tu corri nella Ecotek Gallina Lucchini, formazione che da quest’anno è entrate a far parte del circuito delle continental. Hai notato dei cambiamenti?

«Non più di tanto, se devo essere sincero. All’estero ci andavamo già nelle scorse stagioni, io ad esempio nel 2021 ho vinto una tappa alla Volta a Valencia. Però secondo me non basta, bisogna insistere e non accontentarsi di qualche trasferta saltuaria. Gli stranieri, su certi percorsi, ci battono perché sono più abituati di noi, non perché più talentuosi. Se disputassimo qualche gara nazionale in meno e qualche corsa professionistica in più, la musica cambierebbe».

Nel 2022 hai preso parte alla Per Sempre Alfredo e al Giro dell’Appennino: che segnali hai avuto?

«Dalla prima non tanto buoni: l’ho portata a termine, ma praticamente l’ho subita e basta. Dalla seconda, invece, piuttosto positivi: sono arrivato 25°, ma se un guasto meccanico non mi avesse costretto a cambiare la bici proprio nel momento in cui il drappello dei migliori se n’è andato, io dico che sarei potuto arrivare a ridosso dei primi dieci».

 
 
 
 
 
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Fin qui la tua stagione rimane ottima: vincitore al Città di Manoppello, miglior giovane alla Belgrade Banjaluka e al Tour of Malopolska, corsa a tappe polacca in cui hai centrato anche la prima frazione.

«Forse in primavera avrei potuto fare qualcosa in più nelle classiche internazionali oltre al 15° posto a San Vendemiano e al 3° nella Coppa della Pace, ma non voglio lamentarmi. Prima del Malopolska sono stato una ventina di giorni in ritiro sul Passo Maniva e devo dire che mi ha fatto bene. Ripeto, che la preparazione fosse corretta lo dimostra il fatto che al Giro mi sentivo bene e che, subito dopo la corsa rosa, sono arrivato secondo al campionato italiano».

Ti ha battuto soltanto un gran talento come Germani nella miglior giornata della sua carriera. Hai qualche rimpianto?

«No, ha vinto il più forte. Quand’è scattato ho preferito non rispondergli e proseguire col mio passo. Considerando che siamo rimasti vicini fino alla fine e che mi ha anticipato per soli 10”, direi che la mia scelta si è rivelata giusta. Speravo in un suo calo che purtroppo non c’è stato, ma sono quasi convinto che se l’avessi seguito mi sarei messo in croce da solo. Sono contento sia del risultato sia della tattica che ho
adottato».

E’ l’anno buono per vederti passare tra i professionisti?

«Da una parte me lo auguro, è ciò che mi spinge ad allenarmi, il fine di ogni mia decisione. Dall’altra, tuttavia, soprattutto vedendo com’è andato il Giro, mi dico che forse non è ancora il momento giusto. Come se mi mancasse qualcosa, l’ultimo scalino da salire. Se arrivasse un’offerta la prenderei in considerazione, si capisce, ma essendo al terzo anno non ne faccio un’ossessione: ho un’altra stagione per
impormi come uno dei migliori dilettanti italiani».

Al Valle d’Aosta avrai un’altra grande chance per metterti in mostra: sei uno dei cinque corridori scelti da Marino Amadori per partecipare con la selezione azzurra.

«Non posso che ringraziarlo, fa sempre piacere quando il commissario tecnico si accorge di te. Non posso dire adesso quale ruolo avrò. Vestiremo la maglia della nazionale, è vero, ma essenzialmente ci muoveremo come una delle squadre in gara. Io sono disposto a qualsiasi mansione: mi piacerebbe essere libero di poter puntare ad una tappa, ma non avrei problemi ad aiutare i miei compagni».

Quali altre corse rientrano tra i tuoi obiettivi?

«Disputare un ottimo Valle d’Aosta potrebbe permettermi di guadagnarmi il posto per il Tour de l’Avenir. Per il resto, correrò per provare a vincere Capodarco e più in generale per essere tra i protagonisti delle classiche internazionali che si correranno in Italia fino all’inizio di ottobre. Vallonate, nervose, esigenti: i percorsi che preferisco. Chissà, magari un domani sarò più adatto anche alle grandi salite. Ma per il
momento mi concentro sulle corse di un giorno».