Nieri (Qhubeka) sogna di tornare a vincere il Belvedere: «Parisini ha una marcia in più, deve fare uno step anche mentale. Mosca cresce bene»

Nieri
Daniele Nieri in una foto d'archivio alla Firenze-Empoli
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Giro del Belvedere e Palio del Recioto, le classiche che ogni Under 23 sogna di vincere. Una vera e propria porta per il professionismo, che ha lanciato negli anni dei grandi campioni. Daniele Nieri e la sua Qhubeka sono pronti. È tornato ieri sera dal Giro di Sicilia, dove i suoi ragazzi hanno provato a farsi vedere in quattro tappe davvero impegnative.

Lì la squadra con sede a Lucca non aveva grandi ambizioni. Lottare con i professionisti e corridori del calibro di Caruso, Nibali e Pozzovivo sarebbe chiedere troppo. Ma ora si torna tra i dilettanti e le speranze di Nieri cambiano totalmente. Ha vinto due volte il Belvedere con De Bod e Sobrero, una volta il Recioto con Battistella.

Nieri, che ricordi hai di quei successi?

«Ricordi bellissimi. Sono le due classiche più belle dell’intero calendario Under 23, arrivano una dopo l’altra ed è come farsi una full immersion nel grande ciclismo dilettantistico. Tutti i migliori corridori di categoria saranno presenti e per questo vincere è stata una soddisfazione enorme. Vedere adesso De Bod, Sobrero e Battistella tra i professionisti e sapere che io ho fatto parte della loro carriera è il massimo che potevo chiedere».

Quest’anno come ci arriva la tua Qhubeka?

«Non proprio nelle migliori condizioni. Anche noi, come tante altre squadre, siamo stati colpiti dal Covid e da vari altri malanni. Fortunatamente siamo in ripresa e anche in Sicilia ho potuto portare una buona squadra. Anche i nostri migliori corridori stanno rientrando».

Quindi che squadre porterai?

«Saranno al via Nicolò Parisini, Jacopo Menegotto, Kevin Bonaldo, Mattia Guasco ed Ephrem Ghebrehiwet. Dobbiamo scegliere chi sarà escluso al Recioto, perché ci saranno solo quattro atleti per squadra. Una squadra forte, completa, e che può davvero ambire alla vittoria».

Che corsa ti aspetti al Belvedere?

«Mi aspetto una corsa molto movimentata, dove le squadre più forti proveranno a controllare gli attacchi e tenere chiusa la corsa. I primi cento chilometri sono quasi totalmente pianeggianti, quindi difficilmente si potrà fare troppa differenza. Nel finale però si scatenerà l’inferno, tutti i migliori proveranno ad andare via e a quel punto bisognerà solo correre davanti e non farsi trovare impreparati».

Il vostro uomo di riferimento sarà Parisini?

«Io sono convinto che Nicolò abbia davanti a sé un futuro brillante. È davvero forte, solo che non è riuscito ancora ad esprimere tutto il suo potenziale. Serve uno step mentale, deve convincersi di essere un corridore importante e che non ha nulla da invidiare a tutti gli altri della categoria. Le qualità ci sono, bisogna metterle in pratica».

È partito forte. 3° alla Firenze-Empoli e altri piazzamenti…

«Sì è partito bene, ma poteva fare anche di più. Quando stava entrando in condizione ha preso il Covid e si è dovuto fermare. Come lui anche Menegotto».

Un altro su cui puntate molto…

«Si assolutamente. È stato un acquisto importante da parte nostra. Purtroppo non ha avuto un grande inizio di stagione, è stato molto sfortunato. Ha corso in Sicilia per mettere chilometri sulle gambe e arrivare a Belvedere e Recioto con un po’ più di ritmo. Sarà fondamentale per la squadra».

Sta crescendo bene anche Mosca, non trovi?

«Raffaele è uno dei giovanissimi su cui crediamo maggiormente. È un bravo ragazzo, ascolta quello che gli diciamo ed è determinato a imparare. Ha dati in salita molto importanti, ma abbiamo deciso di comune accordo di migliorare anche altri aspetti più deboli. Per questo motivo abbiamo fatto un calendario di allenamento e di gare specifico per crescere anche in pianura. Ha corso la Popolarissima tra gli Under e Larciano tra i professionisti. Il nostro obiettivo con Mosca è però più avanti, Giro della Valle D’Aosta e Giro d’Italia su tutti».

Dopo la chiusura della World Tour è cambiato qualcosa in squadra?

«Negarlo sarebbe ingiusto. Essere il vivaio di una World Tour ci aiutava in parecchie cose e, chiaramente, spingeva maggiormente i ragazzi. Speriamo sia solamente un momento transitorio. Comunque noi siamo una squadra riconosciuta, con un grande storia e molto seguita. La struttura è rimasta bene o male la stessa e ora siamo noi a portare avanti realmente il progetto Qhubeka».

Alcuni corridori come Coati hanno sicuramente pagato la chiusura però…

«Purtroppo sì, Luca non è riuscito a passare professionista per varie vicissitudini. Aveva deciso di smettere, ma è un corridore che può dare tanto perché le qualità le ha. Avrebbe potuto correre nelle Professional, ma nessuno ha creduto in lui e sinceramente non me lo spiego. L’ho voluto riprendere perché merita un’altra possibilità. Ha corso in Sicilia per ritrovarsi in vista del Bretagna».