Nel corso di un’intervista che pubblicheremo in versione estesa sul nostro sito, Jacopo Mosca – che alla Vuelta era uno dei rappresentanti dei corridori per la sicurezza – ha spiegato come si è arrivati alla decisione di neutralizzare l’ultimo giro del circuito di Granada, prendendo i tempi per la classifica generale a circa 10 chilometri dall’arrivo.
«Come corridori abbiamo dimostrato di essere uniti», racconta Mosca. «Abbiamo chiesto di neutralizzare i tempi non perché nessuno volesse correre – anzi, mi sembra che lo spettacolo ci sia stato – ma perché il circuito non era adatto a ospitare un gruppo di 150 corridori in lotta per le posizioni».
Cosa intendi?
«La salita era talmente stretta che per un’ammiraglia sarebbe stato impossibile superare anche solo un corridore: bastava una foratura e, ad esempio, Roglic avrebbe potuto concretamente perdere il podio. È vero che i problemi meccanici fanno parte del ciclismo, ma è altrettanto vero che se vuoi creare suspense devi metterci nelle condizioni di sicurezza per farlo. All’interno di una città le strade sono scivolose e ci sono i tombini, e il sole che abbagliava al tramonto rappresentava un pericolo ulteriore. Per come era strutturato il circuito, una caduta di gruppo sarebbe stata un disastro».
Alla fine si sono giocati la tappa in 50, e lo spettacolo c’è stato.
«Esatto. Infatti sono contento, perché la decisione che alla fine gli organizzatori hanno preso – nonostante l’UCI fosse contraria a qualsiasi neutralizzazione – ha consentito di avere lo spettacolo e di averlo in sicurezza. Con 50 corridori invece che 150 cambia tutto, e quindi abbiamo avuto una tappa sicura grazie anche al grande lavoro che l’organizzazione ha compiuto per mettere in sicurezza il circuito».
Anche al Tour, ormai da due anni, il circuito finale di Montmartre viene neutralizzato.
«Proprio quello che è successo nell’ultima tappa del Tour, sia l’anno scorso che quest’anno, è la testimonianza che la neutralizzazione – che comunque noi chiediamo solo quando rileviamo delle criticità – non provoca mancanza di spettacolo, ma anzi spesso regala tappe ancora più spettacolari. Se Pogacar fosse stato in corsa ieri, avrebbe sicuramente attaccato come al Tour e credo che nessuno avrebbe avuto dubbi sul neutralizzare i tempi. Non essendoci più Tadej, gli organizzatori temevano che con la neutralizzazione non ci sarebbe stato spettacolo. Ma alla fine non è stato così».














