La Firenze-Empoli nella memoria di Maltinti: «Quella volta che nevicò e Martini disse: non si parte, pensiamo al bene dei ragazzi»

Firenze-Empoli
Renzo Maltinti alla partenza della Firenze-Empoli. (foto: Fruzzetti)
Tempo di lettura: 3 minuti

Per raccontare la storia della Firenze-Empoli, Renzo Maltinti si affida ai numeri. «Io ho 73 anni, la Maltinti come squadra 45, la corsa 35. Prima edizione nel 1988, un successo di pubblico da non credere. In Toscana si facevano quasi esclusivamente gare in circuito e io non me ne capacitavo. Mi piaceva moltissimo la Montecarlo-Alassio e mi venne in mente l’idea di replicarla. Ne parlai con Marcucci, all’epoca presidente provinciale del comitato regionale toscano, che si dimostrò disponibile e interessato. Nel 1988, quasi tutti gli atleti in gara erano toscani».

Ma non si partiva da Piazzale Michelangelo, giusto?

„Esatto. Partenza da San Bartolo, arrivo a Empoli, davanti al mio stabilimento della Maltinti Lampadari. Però per tanti anni ci siamo detti: certo, la gara si chiama Firenze-Empoli, ma di Firenze non c’è praticamente nulla. E così da sette anni partiamo da questa splendida terrazza che si affaccia su Firenze. Per noi è un lusso, un motivo di vanto».

Qual è stata l’edizione più complicata?

«Non ricordo l’anno esatto, poteva essere il 1989. Per tutta la settimana un clima rigido, ma tutto sommato sereno. Poi, tra la sera e la notte prima della gara, una nevicata incredibile. Il via lo dava Alfredo Martini, del quale ero grande amico. Poco prima della partenza, a gruppo schierato, mi prese da una parte e mi disse: Renzo, non facciamo partire i ragazzi, rischiano troppo».

E come vi siete riorganizzati?

«Io, ovviamente, non osai contraddirlo. Per rispetto, certo, ma fondamentalmente perché aveva ragione. Alcune formazioni venivano da lontano, non fu facile sistemarle fino al fine settimana successivo, quando recuperammo la gara».

In due occasioni hai avuto anche la doppia soddisfazione di vincerla coi tuoi ragazzi della Maltinti.

«Nel 2003 con Di Nucci e nel 2012 con Zamparella. Anche se a me piace dire che l’ho vinta due volte e mezzo: un anno c’era Domenico Passuello in testa, sembrava fatta, ma a 300 metri dall’arrivo forò la ruota anteriore e addio sogni di gloria».

Quale delle due ricordi con maggior soddisfazione?

«Senza nulla togliere a Zamparella, dico quella di Di Nucci. Fu la prima e la vinse di 10 centimetri. Zamparella, invece, trionfò d’astuzia: rientrò sul gruppo dei migliori, che in quel momento si stavano studiando, e tirò dritto. Non lo ripresero».

Come hai sempre sottolineato negli anni, un successo che deve molto anche al tuo gruppo di lavoro.

«Siamo 45 persone e io non smetterò mai di ringraziarle per la passione e la disponibilità che ci mettono. E non dimenticatevi che noi organizziamo anche altre gare: Vinci, Empoli, Gambassi, Lari, Pontedera. Senza il loro supporto non sarebbe possibile».

Perché, secondo te, la Firenze-Empoli si è rivelata un’idea così azzeccata?

«Non abbiamo mai fatto nulla di particolare, o almeno così mi sembra. Sarà una concomitanza di fattori: è la prima gara dell’anno, in Toscana il ciclismo è una religione, la partenza dal Piazzale è meravigliosa e il percorso è completo, nervoso, adatto a molti corridori. L’incertezza, ecco, secondo me gioca un ruolo fondamentale. Che la Firenze-Empoli piace lo testimoniano le richieste che abbiamo ricevuto anche quest’anno».

Quante sono state?

«Possono partire al massimo 200 corridori, ne rimarranno fuori diversi. Non ci posso fare nulla, sono i regolamenti a stabilirlo. Però mi ha fatto piacere ricevere le chiamate di tanti direttori sportivi. Mi hanno detto che non devo sentirmi in colpa, non dipende mica da me. Hanno ragione, ma io quando devo dire di no a qualcuno ci rimango sempre male».

Renzo, la gara è oggi: come stai?

«Sono emozionato, ogni volta è come la prima. Scrivilo, mi raccomando: la Firenze-Empoli da quand’è nata non ha mai saltato un’edizione, nemmeno in questi ultimi anni disgraziati della pandemia. Come sto? Richiedimelo stasera alle 18, a gara finita…»