La “sporca dozzina” di Matteo Provini: «Possiamo vincere di più e alla Firenze-Empoli saremo protagonisti»

Provini
Matteo Provini in una foto d'archivio. Ora è il direttore sportivo della Petroli Firenze-Hopplà-Don Camillo
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«E’ la mia sporca dozzina», dice Matteo Provini dei suoi ragazzi che quest’anno compongono l’organico della Petroli Firenze-Hopplà-Don Camillo. Scorriamoli rapidamente: Bosini, Cantoni, Cretti, Ferri, Fiaschi, Ghigino, Lettiero, Nencini, Pencedano, Porta, Quartucci, Rigollet e Santarpia. A voler essere pignoli sono tredici e non dodici, ma la sostanza non cambia: una squadra completa ed esperta che può correre da protagonista in qualsiasi gara.

«E’ vero – riflette Provini – ma c’è un motivo se la chiamo la mia sporca dozzina: siamo un gruppo valido ma ammaccato, con diverse incertezze e sfortune varie. Non ci sono predestinati, insomma. Anche perché, se così fosse, non correrebbero con me, ma nella Zalf o nella Colpack».

Ti riferisci a qualcuno in particolare, Matteo?

«No, direi che ognuno ha la sua particolare storia. Ma se vuoi posso partire da Quartucci, secondo me il corridore più forte del nostro organico. E’ del 1999, quindi al primo anno tra gli elite. Non mi capacito del fatto che nei quattro anni di dilettantismo abbia vinto soltanto una gara. Può fare molto di più: è completo, veloce e resistente». 

Di chi è la colpa?

«Anche sua, a me non piace giustificare sempre i ragazzi e dare la colpa alla sfortuna. Secondo me deve gestirsi meglio in gara: a volte ha sprecato troppe energie, altre volte doveva rischiare di più. Così come Nencini, altro discreto corridore al quale manca la convinzione necessaria per consacrarsi. Guardate la sua stagione passata: ha vinto al primo e all’ultimo giorno di corsa, nel mezzo è stato altalenante. E’ che da juniores vinceva con facilità, ma ora non può più adagiarsi».

Puntano entrambi a passare professionisti?

«Sì, secondo me la stoffa c’è, però devono rafforzarsi mentalmente. Essere più ambiziosi, più decisi, più concentrati. Passano professionisti due tipologie di corridori: chi ha talento da vendere e chi ci crede ogni giorno con serietà, professionalità e senza tentennamenti. Non si scappa».

Quartucci è soltanto uno dei nuovi innesti. Sono arrivati anche Cantoni, Pencedano e Porta, ad esempio.

«Porta è solido, lo scorso anno ha chiuso il Giro al 14° posto, lo trovo affidabile. Pencedano è veloce e grintoso, nel 2021 è arrivato 2° al Liberazione e a Castelfidardo. Cantoni, come Quartucci e Nencini, è uno di quei corridori con la testa non all’altezza del fisico. E’ forte e in corsa dà tutto, altrimenti al Giro dell’anno scorso non avrebbe preso la prima maglia rosa, però si logora mentalmente lontano dalle corse».

In che modo?

«Per lui il passaggio tra i professionisti è diventato un tarlo. Secondo me dovrebbe prenderla più alla leggera. Si allena bene, mangia bene e in gara dà il suo massimo: se questo basterà per guadagnarsi la massima categoria tanto meglio, altrimenti la vita va avanti. Le ossessioni non mi sono mai piaciute, bisogna lavorare con serenità. Impegnarsi è il minimo, ma da un certo in poi dobbiamo prendere quello che viene. Io nel destino ci credo, chi deve passare prima o poi ci riesce».

Bosini come sta? Si è ripreso dal brutto incidente di inizio anno?

«Fortunatamente sì. Eravamo io e lui in allenamento, ha preso una buca ed è rovinato malamente a terra. E’ stato due giorni in prognosi riservata, se l’è vista bella. Un peccato, si era presentato in forma e convinto dei propri mezzi. Mi ha fatto piacere aver ritrovato lo stesso piglio nonostante l’incidente. Il ragazzo crede di poter far bene, l’atteggiamento che io preferisco».

Su quali tuoi corridori scommetti?

«Guarda, non vorrei passare per esaltato, ma secondo me ogni atleta della Petroli Firenze-Hopplà-Don Camillo ha il potenziale per affermarsi nella categoria. Cretti ha fatto bene tra gli juniores e quindi mi aspetto che inizi a mettersi in mostra anche tra i dilettanti, Fiaschi è un corridore veloce e promettente, Rigollet ha iniziato ad andare in bici soltanto qualche anno fa, prima era uno sciatore». 

Senza dimenticare Ghigino, 5° ai campionati italiani dello scorso anno.

N«el 2021 è migliorato tantissimo, se nel corso di questa stagione riuscisse a fare un altro passo in avanti potrebbe lecitamente ambire al professionismo. Quartucci, Nencini e lui mi sembrano i più pronti, poi vedremo quello suggeriranno le gare».

Che riprendono sabato con la San Geo e la Firenze-Empoli, della quale siete i vincitori uscenti.

«Non sentiamo particolari responsabilità, ad essere sinceri. D’altronde non siamo noi i favoriti principali. Quartucci e Ghigino potrebbero muoversi nel finale, Nencini sarà il jolly: ma non ha la stessa forma di quando vinse un anno fa, quindi non aspettatevi miracoli».

Quindi correrete di rimessa?

«Mai e poi mai, faremo la nostra gara e cercheremo d’attaccare, d’improvvisare. Di vincere, insomma. S’impara qualcosa se la corsa la si fa, non se la si subisce». 

Matteo, secondo te perché la Firenze-Empoli è così sentita?

«Perché è la prima gara dell’anno, perché non sai cosa aspettarti né da te stesso né dagli altri, perché dopo un lungo inverno senza manifestazioni finalmente si torna a correre. In Toscana il ciclismo è una religione e tra le squadre c’è una rivalità accesissima. Sana, magari, ma incandescente. E per me è giusto così, senza dualismi e polemiche il ciclismo e lo sport perdono molto del loro fascino».

Quali sono i vostri obiettivi?

«Per scaramanzia non nomino nessuna corsa. In linea di massima vorrei vincere di più. Lo scorso anno ci siamo riusciti soltanto tre volte in mezzo ad una marea di piazzamenti. Prima non centravamo mai meno di una quindicina di vittorie: mi piacerebbe tornare su quei livelli. Sono sicuro che possiamo riuscirci. Se così non fosse, allora metterei in discussione prima di tutto me stesso».