AMARCORD/89 La Milano-Sanremo di Furlan: spettacolo sul Poggio, davanti alla tv “muta”

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Era da tempo un ottimo corridore, degno rappresentante di quel ciclismo italiano che nei primi anni Novanta dominava per gran parte della stagione. Era già stato campione italiano, aveva vinto una Freccia Vallone, un Giro di Svizzera e un paio di tappe al Giro d’Italia. In quei primi mesi del 1994, però, Giorgio Furlan non era semplicemente uno dei più forti, bensì il più forte di tutti. Lo aveva ampiamente confermato nell’imminenza della Milano-Sanremo, dominando la Tirreno Adriatico (classifica generale e tre vittorie di tappa).

Così, alla vigilia della Classicissima, Furlan era per tutti il favorito numero uno. Alla sua forma spettacolare poteva aggiungere la forza della squadra, la Gewiss-Ballan, una macchina oliatissima, con Argentin a fare da regista e Berzin possibile alternativa per il successo.

Per uno sciopero dei giornalisti, la corsa andò in onda senza alcun commento, solo con rumori di ambiente e qualche lontano ragguaglio via megafono, carpito allo speaker ufficiale. Dopo le solite fughe a lunga gittata, ll primo episodio topico lo regalarono le rampe della Cipressa, dove Bugno e Chiappucci tentarono invano l’affondo all’interno di un gruppetto, proprio per sorprendere Furlan. Il quale, nell’occasione, fu aiutato anche dalla Mercatone Uno di Cipollini e Baffi, che puntava al volatone.

La Milano-Sanremo di Furlan: «In discesa ho spinto al massimo, ricordando la beffa di Argentin…»

A ranghi compatti si arrivò ai piedi del Poggio, proprio come previsto nei piani di Furlan. Dopo una tirata iniziale di Cassani, che lavorava per Museeuw e Baldato, si mise in testa Berzin. Era il segnale: poco dopo, Furlan piazzò uno scatto che non ammetteva repliche. Mulinando un rapportone proibitivo scollinò con 10 secondi di margine, si buttò in discesa e i secondi divennero 20, tenuti senza problemi nei due chilometri di pianura che portavano al traguardo di via Roma. A Cipollini non rimase la piazza d’onore, dopo un testa a testa in famiglia con Baffi, con Zanini, quarto, a completare il poker italiano.

Dopo l’arrivo, Furlan sintetizzò la sua Milano-Sanremo alla luce di quanto aveva appreso dalle due edizioni precedenti: «Ho attaccato nello stesso punto in cui partì Fondriest l’anno scorso. Poi in discesa ho pensato solo ad andare forte, perché due anni fa Argentin perse lì una gara già vinta».

Di lì a qualche anno, la corsa divenne preda dei velocisti e quello di Furlan restò l’ultimo agguato vincente sul Poggio. Fino al 2018, quando Nibali seppe restituire onore al trampolino della Classicissima ripetendo lo show andato in scena 24 anni prima. Ma questa è un’altra storia.