Sono consapevoli di portare sulle spalle un cognome importante. Se in Kazakistan dici Vinokourov, la gente inizierà a sorridere e ad applaudire. Tutti conoscono Alexandre, campione olimpico nel 2012 e vincitore di due Liegi tra le tante corse portate casa, ma forse in pochi riconoscerebbero Nicolas e Alexandre Jr., i suoi due figli.
In realtà vedendoli da vicino non ci si può sbagliare. Sono identici al padre e pure non condividendo lo stesso talento hanno intrapreso la stessa carriera. I gemelli Vinokourov sono qui in Oman per il loro debutto tra i professionisti, anche se indossano la maglia della formazione Development dell’Astana, nata quest’anno per far crescere principalmente i giovani kazaki.
Abbiamo approfittato per scambiare due chiacchiere con Nicolas, quello che sembra aver fatto vedere le cose migliori fino a questo momento della loro breve carriera. Ricordiamo che hanno solamente 19 anni…

Nicolas, cosa significa chiamarsi “Vinokourov” in Kazakistan?
«In Kazakistan papà è probabilmente una delle persone più famose, insieme ad alcune autorità e celebrità del mondo dello spettacolo. Quando vinse l’Olimpiade avevo solo dieci anni, ma il Paese era in festa. Una delle medaglie d’oro più importanti del nostro sport. Quindi sì, è un bel peso, ma io e mio fratello cerchiamo di non metterci pressione».
Com’è vostro padre con voi? Vi segue ed è severo?
«No direi di no. Ci segue, con lui ci confrontiamo continuamente anche quando lui è alle corse con la squadra WorldTour e noi ci alleniamo. Vuole sempre sapere come siamo andati in gara e che tabelle stiamo seguendo. Noi ascoltiamo i suoi consigli, ma non è severo. Anzi cerca sempre di trasmetterci tranquillità, l’unica cosa che chiede è quella di dare sempre il massimo per rendere onore alla maglia che indossiamo».
Vi ha spinto lui al ciclismo?
«Non direttamente. Sicuramente la sua influenza è stata importante. Noi amiamo il ciclismo grazie a lui, ma non ci ha mai imposto nulla».
Possiamo dire che il ciclismo in Kazakistan è ormai lo sport nazionale?
«Direi proprio di sì, insieme al pugilato. Il ciclismo è cresciuto moltissimo negli ultimi anni grazie a papà e alla squadra. Molte persone sono orgogliose di vedere “Astana” e “Qazaqstan” in mezzo al gruppo dei migliori e sempre più ragazzi intendono perseguire una carriera da corridore».
Voi vivete a Montecarlo, ma che rapporto avete con il vostro Paese di origine?
«Un rapporto bellissimo. Non appena è possibile voliamo in Kazakistan e ci godiamo un po’ il nostro Paese. Anche se viviamo a Montecarlo, non ci dimentichiamo mai delle nostre origini. Ne siamo orgogliosi. Chiaramente stare in Europa è più comodo per gli spostamenti e tutto il resto».

Che corridori vi definite?
«Siamo ancora molto giovani, quindi dare una definizione precisa è sbagliato. Sicuramente diamo il nostro meglio in salita, anche per caratteristiche fisiche. Siamo molto magri e dotati di buona resistenza».
Come vi state trovando finora tra i professionisti? Senza dimenticare che correte per la Development…
«Il livello è altissimo. È chiaro che io e Alexandre siamo ancora giovanissimi e dobbiamo fare molte esperienze prima di poter ambire a lottare con i migliori, però è un obiettivo che ci siamo messi. Correre qui in Oman, così come partecipare alle migliori corse U23 ci permette di conoscere sempre di più il mondo dei più forti».
Tu e tuo fratello che rapporto avete?
«Molto buona. Non c’è grande rivalità perché stiamo crescendo insieme, ci alleniamo sempre uno di fianco all’altro, spronandoci a vicenda. Chi è più forte? Non saprei dirtelo. A volte io, a volte lui, dipende dalla corsa e dalla condizione».














