La ferita del Montello bruciava ancora, a due settimane di distanza. Il mondiale organizzato in Veneto sembrava fatto apposta per propiziare il trionfo di Moreno Argentin, che correva a casa. Invece, sia lui che Greg Lemond, altro grande favorito, erano stati messi in fila da nonno Zoetemelk, trentottenne indistruttibile e, nell’occasione, autore nel finale di un contropiede perfetto.
Come accadeva in quegli anni, i battuti potevano sperare in una rivincita immediata al Giro del Lazio, la cui caratura non era ovviamente pari a quella di un mondiale, e neanche delle classiche monumento, ma che ai corridori piaceva moltissimo, soprattutto per il maestoso finale al cospetto del Colosseo.
In quella edizione del 1985, il podio mondiale era interamente rappresentato: l’iridato Zoetemelk e i battuti Lemond e Argentin. Chi si aspettava di vederli di nuovo protagonisti, rimase però deluso: il campione del mondo rimase in gruppo per tutto il giorno, Lemond si ritirò prima di offrirsi al circuito dei Fori imperiali. Quanto ad Argentin, lanciò in avanscoperta due suoi uomini, Volpi e Prim, e alla fine si accontentò della settima piazza.
Leali, che “motore”: nel 1993 sarà anche maglia rosa
Quando latitano i campioni, c’è spazio per i grandi gregari, e così fu quella volta. Uno dei migliori dell’epoca, Bruno Leali, si infilò nella fuga decisiva e approdò nella Roma antica insieme a Prim, Volpi, Amadori e al danese Kim Andersen, uomo di Lemond.
Anche Leali era reduce dalle fatiche del Montello. Fedelissimo della Carrera (da quando si chiamava Inoxpran), si era già votato alla causa di Battaglin, che aveva aiutato a vincere il Giro, così come avrebbe fatto in seguito per Visentini e Roche. In quel Giro del Lazio il suo motore poderoso rombò a pieni giri. In volata, Andersen partì lungo, Leali ne prese la scia e lo passò senza problemi. Aveva già conosciuto il trionfo al Giro d’Italia (una tappa nel 1984), «ma questa, in uno scenario del genere, è la mia vittoria più bella», disse al traguardo.
Qualcuno, sui giornali, lo incensò “per contrasto”, cioè soprattutto per stigmatizzare la nuova debâcle dei favoriti, chiamati stizzosamente “presunti campioni” (Argentin, Lemond, ma anche Saronni, che si ritirò a quasi cento chilometri dal traguardo). In realtà, i campioni erano davvero campioni, così come Leali era un vero, grande gregario. Otto anni dopo, ormai anziano, sarà perfino maglia rosa per tre giorni, togliendo temporaneamente lo scettro a Miguel Indurain.













