Giorgia Bronzini a cuore aperto: «La Liv una nuova sfida. Villa e Sangalli? Gli uomini giusti, ma Salvoldi meritava un altro trattamento»

Bronzini
Giorgia Bronzini in una foto d'archivio al campionato del mondo di Lovanio 2021
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Lasciare una squadra già rodata e vincente per andare in una formazione giovane e che ha ancora tutto da dimostrare è una scelta per pochi coraggiosi. Giorgia Bronzini è una di loro. A lei le sfide piacciono e per questo motivo ha deciso di sposare il progetto della Liv Racing.

Ritiratasi dal mondo delle corse con due maglie iridate conquistate in carriera, la piacentina si è fatta apprezzare in questi tre anni alla Trek-Segafredo anche in ammiraglia, dimostrando competenza, professionalità e tanta passione. Con lei al seguito la formazione italo-statunitense è cresciuta esponenzialmente fino a diventare una delle migliori squadre del Women’s WorldTour.

Cosa lasci alla Trek?

«Lascio tre anni di esperienza che mi hanno formato e mi hanno reso una diesse migliore. Quando abbiamo iniziato nel 2019 era tutto nuovo per me, ma insieme allo staff siamo riusciti a creare qualcosa di unico. La Parigi-Roubaix di quest’anno rappresenta il punto più alto del nostro lavoro».

Come mai hai deciso di andartene?

«Sono stati vari fattori che mi hanno portato a cambiare. Su tutti la voglia di cercare nuove sfide e motivazioni. Tanto da atleta quanto da tecnico sono alla continua ricerca di progetti stimolanti».

E così hai scelto la Liv Racing…

«Esatto. Parliamo di una squadra molto giovane, tutta da scoprire. Non ci sono campionesse di primo piano, ma atlete dal grande potenziale. C’è da lavorarci su, ecco perché ho scelto la Liv. Voglio mettere la mia esperienza a disposizione di queste ragazze».

In squadra ci sono anche alcune italiane. Hai già avuto modo di parlarci?

«Certo! La Paladin e la Bertizzolo sono due ragazze nel giro della nazionale. Sanno come si corre e si sono già tolte parecchie soddisfazioni. Secondo me però hanno ancora margini di miglioramento. La Barbieri non corre su strada da due anni e bisognerà lavorare per metterla nelle condizioni di vincere non solo su pista. Il talento è enorme e l’età gioca a suo favore. E poi c’è la Ragusa: con lei dobbiamo cercare di tornare ai livelli del 2020, quando disputò la sua migliore stagione tra le Elite».

Ti dispiace non poter “seguire” la nuova campionessa del mondo? La Balsamo correrà con la Trek…

«Mi dispiace moltissimo. Avrei tanto voluto seguirla, è un’atleta fantastica. Sono stata io a portare avanti la trattativa per averla alla Trek, quindi capite bene la stima che ho nei suoi confronti. Con lei ho comunque un ottimo rapporto e per qualsiasi consiglio, dritta o necessità sa bene che può contare su di me».

Che idea ti sei fatta della rivoluzione in nazionale? Salvoldi non seguirà più le donne…

«Era da un po’ che si parlava di un cambiamento. Secondo me però è avvenuto tutto troppo velocemente e drasticamente».

In che senso?

«Non mi aspettavo che a Salvoldi gli si togliesse praticamente tutto. Mi dispiace per lui perché lo conosco bene e secondo me non meritava questo trattamento. Si poteva gestire in maniera diversa, magari prendendo delle scelte più graduali».

Avrà gli uomini junior

«È un settore importante, ma parliamo di un cambiamento importante. Va vista però anche come una nuova sfida per lui. Mettere tutta la sua esperienza in campo per dei ragazzi che hanno tanta voglia di crescere. Dovrà partire da zero perché c’è molta differenza tra uomini e donne, ma sono sicuro che lui ce la farà. Ce ne sono pochi di tecnici così preparati».

Sangalli per la strada, Villa per la pista. Scelte giuste?

«Credo proprio di sì. Abbiamo visto tutti cos’è stato capace di fare Villa con gli uomini, un capolavoro! Conosce bene anche le ragazze perché spesso si allenano insieme a Montichiari. E poi non dimentichiamoci che quasi tutte le nazionali hanno un unico responsabile tanto per i maschi quanto per le donne.

«Per quanto riguarda Sangalli, braccio destro di Salvoldi per molti anni, si è scelto di dare una certa continuità. Seguirà le orme di Dino pur apportando qualche modifica nelle metodologie di allenamento».

Apriamo un altro capitolo. Tour de France Femmes, una bella novità non credi?

«Assolutamente. Il ciclismo femminile ha fatto dei passi da gigante in questi ultimi anni. Quando correvo io era tutto molto più difficile, e mi sono ritirata solo tre anni fa! Ora abbiamo squadre maschili che aprono la filiale femminile, corse importanti come il Tour de France e molto altro. Solo per il nome che porta la Grande Boucle è una vetrina importantissima, permettetemi però di dire una cosa…»

Prego.

«Non bisogna dimenticarsi del Giro d’Italia. La corsa rosa è bellissima ma continua a commettere degli errori».

Quali?

«Beh, innanzitutto non è stato ancora presentato il percorso. Come faccio io a programmare una stagione se non so come si svilupperà una delle corse più importanti? Chi porto io al Giro d’Italia? Il Tour de France ha sfruttato la presentazione del percorso maschile e ha avuto grande visibilità. Il Giro è indietro, non va bene».