ll trionfo di Gatto, una storia sulle strade del sogno e nove anni di attesa: bentornato Giro del Veneto

Oscar Gatto in azione con la maglia della Farnese Vini nel 2012, anno in cui ha vinto il Giro del Veneto (foto: Riccardo Scanferla)
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La storia dei più ariosteschi eroi del ciclismo è passata sulle strade del Giro del Veneto. Dal 1909, stesso anno della prima edizione del Giro d’Italia. Girardengo, Binda, Coppi, Magni, Bitossi, De Vlaeminck, Saronni, Moser, Argentin fino a Oscar Gatto, ultimo nome nell’Albo d’Oro di una Classica del calendario italiano che con la forza di un geyser si ripropone nel grande ciclismo, nel finale di una stagione stellare che ha regalato emozioni incredibili. Ma riviviamo quella giornata trionfale per il trevigiano della Farnese Vini, in un amarcord speciale su quibicisport.

Giro del Veneto, welcome back: nel 2012 l’ultimo hurrà con la zampata di Oscar Gatto

Una fuga, almeno nel ciclismo, è ciò che più si avvicina a una rivolta dello status quo, alla ribalta ottenuta a spese delle regole del gruppo. Se non uno spazio libero, quanto meno uno spazio d’improvvisazione. Così Oscar Gatto, che al Giro del Veneto corre con il polso sinistro fasciato a causa di una caduta rimediata il giovedì precedente a Cornago, decide che bisogna attaccare e ha l’intuizione vincente, giusta, a dir poco geniale per un corridore forte soprattutto negli sprint. Il gruppo stranamente lascia fare e i battistrada guadagnano fino a oltre dieci minuti di vantaggio. Dietro la Lampre e l’Androni Giocattoli imprimono un forcing deciso all’inseguimento, ma quando al traguardo mancano venti chilometri il gap è ancora di sei minuti.

Caldo massacrante, davanti la selezione è darwiniana e naturale. Restano in otto e il doppio passaggio sul Colle dell’Osservatorio apre una voragine tra chi può giocarsi la vittoria e chi vede naufragare qualsiasi aspirazione. La volata di Oscar Gatto è imperiale, micidiale, monumentale.

Juan Pablo Valencia ed Emanuele Sella devono accontentarsi dei piazzamenti sul podio, ma anche loro sono rimasti nella storia dell’ultimo Giro del Veneto che domani torna come una favola-lampo, inattesa, ma bellissima. Per tornare presto a scrivere pagine leggendarie.