Tour de l’Avenir, il commento di Zana: «Sono soddisfatto, ma puntavo alla maglia gialla. Europei e Mondiali? Parlerò con Amadori»

Zana
Filippo Zana in azione con la maglia della nazionale italiana (foto: Bardiani - CSF - Faizanè & Bettini Photo)
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Il Tour de l’Avenir ha sorriso ai colori azzurri. Certo, è mancata la vittoria di tappa che ci si poteva attendere, ma Filippo Zana non ha tradito le aspettative. Il terzo posto alle spalle di Johannessen e Rodriguez ci suggerisce un corridore costante con ottime doti di recupero e forte in salita, capace di lottare per la classifiche generali delle corse a tappe.

Come ben sappiamo, le categorie Under 23/Professionisti sembrano ormai saltate. Gran parte dei big del Tour de l’Avenir corrono già tra i grandi e Zana non ne fa l’eccezione. Filippo, pensate, ha già partecipato a due Giri d’Italia con la maglia della Bardiani pur avendo solo 22 anni. Proprio con lui tracciamo un bilancio della corsa, provando anche a guardare al futuro, alle sue aspettative e a ciò che lo attende per il resto della stagione.

Filippo, un terzo posto tutto sommato positivo. Come commenti il tuo Avenir?

«Sono soddisfatto. Puntavo a un risultato importante ed è arrivato. Vincere sarebbe stato ancora meglio, sia chiaro, però non possiamo che tornare in Italia con il sorriso. Sentivo di stare bene dopo le tre settimane in altura e la corsa a tappe in Repubblica Ceca quindi puntavo in alto».

Quanto ha condizionato aver perso corridori di classifica come Ayuso, Vandenabeele, Umba, Paret-Peintre e altri?

«Sicuramente molte squadre si sono “ritirate” dal fare la corsa. Tutto gravava su Spagna, Italia e Norvegia mentre le altre nazionali restavano sulle ruote. Abbiamo dovuto lavorare di più, quello è sicuro. Comunque non credo sarebbe cambiato molto in classifica generale, al posto di Rodriguez probabilmente ci sarebbe stato Ayuso».

Ma cos’è successo nelle prime tappe? Abbiamo visto molti ritiri…

«C’era tanto nervosismo. Tutti volevano stare davanti per non restare imbottigliati e le velocità si sono alzate vertiginosamente. Se consideriamo anche che nelle prime tappe abbiamo preso molta pioggia, ecco che le cadute sono dietro l’angolo».

A livello di squadra come abbiamo corso a tuo avviso?

«Benissimo, fin dalla cronometro a squadre. Abbiamo perso per strada Colnaghi e Verre ma non ci siamo persi d’animo, nella tappa di ieri abbiamo mandato i nostri in fuga e me li sono ritrovati al mio fianco quando li abbiamo ripresi. Insomma, l’Italia si è vista e non ha affatto mal figurato».

Tu hai corso già due Giri d’Italia, cosa ti ha dato in più degli altri?

«Sicuramente esperienza. Correre al fianco dei campioni del Giro non può che lasciarti qualcosa di positivo. Poi correre tre settimane ti permette anche di conoscere di più il tuo corpo, di gestirti e di recuperare nel migliore dei modi. All’Avenir però ho corso da capitano, quindi ero a tutta dal primo giorno a differenza della corsa rosa dove spingevo veramente solo quando entravo in fuga».

Possiamo dire che la categoria U23 quasi non ha più senso di esistere?

«No, non sono d’accordo. E’ vero, il ciclismo è cambiato e i giovani arrivano più presto alla maturità sportiva, ma la categoria U23 resta ancora fondamentale nella formazione dei corridori. Non tutti si chiamano Pogacar o Bernal».

Con Amadori hai già parlato di Europei e Mondiali?

«Ancora no. Ieri ci siamo confrontati su quello che è stato il Tour de l’Avenir, poi ci sarà tempo e modo per parlare di Europei e Mondiali. Ora devo scaricare le fatiche di queste settimane intense».