Tokyo 2020 / Martinello: «Bravo Viviani, un bronzo sorprendente, ma meritato. Lasciare la pista dopo Rio 2016 è stato un grosso errore»

Elia Viviani festeggia la medaglia di bronzo con il tricolore (foto: FCI/Bettini)
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Il bronzo di Elia Viviani ha destato stupore e non potrebbe essere altrimenti. Erano tanti i fattori che invitavano alla cautela: gli ultimi due anni estremamente poveri e difficili su strada, il cambiamento del format dell’omnium, l’aver abbandonato la pista ad alti livelli dopo l’oro di Rio 2016. Nemmeno Silvio Martinello, che di pista se ne intende, se l’aspettava.

Silvio, quale dei tre fattori citati ha inciso di più sullo stupore diffuso intorno al bronzo di Viviani?

«Sicuramente il periodo difficile che sta vivendo su strada da un paio di stagioni. E metto sullo stesso pari l’aver abbandonato la pista ad alti livelli dopo l’oro di Rio 2016. Il tempo passa, emergono nuovi campioni, essendo una specialità olimpica la specializzazione e l’affinare i meccanismi diventano fondamentali».

Quindi nemmeno tu ti aspettavi una medaglia da Viviani?

«Sinceramente no, proprio per quello che ho appena detto. Però non dobbiamo nemmeno dimenticarci che Viviani non è un pistard che scopriamo oggi: vincere un bronzo olimpico cinque anni dopo l’oro, a maggior ragione venendo da un periodo difficile, dà la caratura del corridore».

Bronzo più di gambe o d’esperienza?

«Difficile dirlo. Se arrivi terzo ad un’Olimpiade, vuol dire che la forma c’è. Però c’è anche tanta esperienza in Viviani, che ha 32 anni ed è alla terza partecipazione olimpica».

Non credi che il nuovo format dell’omnium lo abbia penalizzato?

«Secondo me lo ha penalizzato la poca confidenza col nuovo format, non il nuovo programma di gare in sé. Anzi, essendo scomparse le prove di prestazione ed essendo rimaste quelle di situazione, nelle quali rende meglio, Viviani avrebbe dovuto trarre del vantaggio. Ma ripeto, senza un esercizio assiduo è difficile prendere confidenza».

Visto quanto fatto di buono nell’eliminazione e nella corsa a punti, Viviani avrà qualche rimpianto per il risultato di scratch e tempo race?

«A cosa serve parlarne adesso? Dire sì o no è la stessa cosa, ormai. Tanto l’omnium quanto le singole prove che lo compongono dipendono tanto da componenti quali la fortuna, il caso, l’attimo, il colpo d’occhio. Secondo me parlare dell’omnium a posteriori senza prendere in considerazione questi aspetti è ridondante».

Credi che la scarsa attività su pista di Viviani tra il 2017 e il 2019 abbia influito negativamente anche sulla sua carriera da stradista?

«Non credo che in volata abbia perso qualcosa a causa della sua scarsa attività su pista. Anzi, ha potuto concentrarsi di più sugli sprint e infatti ha raccolto molto. No, credo che su strada stia vivendo un momento difficile dovuto a mancanza di fiducia e serenità. E certamente la Cofidis, con tutto il rispetto, non è la Deceuninck-Quick Step».

Cosa dobbiamo aspettarci dalla madison?

«Non siamo i favoriti, ma possiamo ambire ad una medaglia. Tecnicamente Consonni e Viviani scontano un ritardo nei confronti delle coppie più rodate, ma le due medaglie conquistate potrebbero spingerli verso un grandissimo risultato».