TOKYO 2020 / Martinelli: «Ha vinto il più astuto, non il più forte. E pensare che c’era chi criticava Carapaz. L’Italia? A me è piaciuta»

Martinelli
Giuseppe Martinelli, direttore sportivo dell'Astana-Premier Tech
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Richard Carapaz, Wout Van Aert e Tadej Pogacar, si è chiusa in quest’ordine la prova su strada maschile delle Olimpiadi di Tokyo. Un podio di assoluto spessore e che rende onore al prestigio della gara a cinque cerchi.

Chi di Olimpiadi se ne intende è senza dubbio Giuseppe Martinelli, attuale direttore sportivo dell’Astana-Premier Tech e che da corridore si è tolto la soddisfazione di una medaglia d’argento ai Giochi di Montréal del 1976. Con “Martino” proviamo ad analizzare i temi principali della corsa, partendo dall’ecuadoriano vincitore della medaglia d’oro. Non possiamo poi non parlare dell’importanza di partecipare al Tour de France (i primi 8 classificati erano tutti presenti alla Grande Boucle).

Martinelli, iniziamo da Carapaz: dal podio del Tour alla medaglia d’oro olimpica…

«Durante il Tour de France ho letto parecchie critiche a Carapaz e sinceramente non le capisco. Ha vinto il Giro d’Italia, è arrivato secondo alla Vuelta, terzo alla Grande Boucle e ora è campione olimpico. Quando ti capita di doverti confrontare con Pogacar o Bernal diventa tutto più difficile, ma lui è sempre lì».

Credi sia stato sminuito?

«Assolutamente. A differenza di molti altri, negli ultimi tre anni, è sempre stato grande protagonista. Eppure sembra non essere molto considerato…»

Oggi era il più forte?

«No, oggi è stato il più astuto. Chiaramente Van Aert e Pogacar avevano qualcosa in più degli altri, ma come spesso capita in queste corse, i più forti sono anche i più controllati. Si sapeva che in volata l’avrebbero spuntata loro, quindi tutta la responsabilità è ricaduta su i due favoriti».

I primi otto hanno tutti corso il Tour. E’ un caso?

«La condizione e il ritmo che regala il Tour de France sono impareggiabili. E’ vero che le Olimpiadi distavano solo sei giorni, ma c’era tutto il tempo per recuperare dagli sforzi mantenendo la forma».

Noi italiani abbiamo pagato questo? Solo Nibali ha corso il Tour, ritirandosi durante il 2° giorno di riposo…

«Quella è stata sicuramente una differenza importante. La colpa però non è di Cassani o dei ragazzi. Nella maggior parte dei casi sono le squadre di club che fanno i programmi e i corridori devono accettarli. Comunque gli azzurri mi sono piaciuti…»

Cosa ti è piaciuto?

«Quando la corsa è esplosa noi eravamo lì. Moscon ha praticamente tenuto fino agli ultimi due chilometri della salita conclusiva, Bettiol era con tutti i migliori ed è stato frenato solo dai crampi».

Dovuti a cosa secondo te?

«Molti fattori. Sicuramente il caldo umido ha influito, poi non bisogna dimenticare che Bettiol era l’unico non scalatore nel gruppo di testa: ha dovuto fare la salita a tutta per tenere il ritmo degli avversari. Poi c’è l’elemento idratazione e alimentazione, ma quello non possiamo saperlo».

Forse sono mancati gli scalatori. Nibali, Ciccone, Caruso…

«Ho come la sensazione che fin dall’inizio i capitani designati fossero Bettiol e Moscon. Loro sono rimasti coperti fino all’ultimo, mentre Nibali, Ciccone e Caruso si sono mossi nelle prime fasi. Ripeto, secondo me la squadra era stata costruita bene e abbiamo corso al meglio delle nostre possibilità».

Van Aert e gli altri usciti dal Tour che correranno la cronometro possono mettere in difficoltà Ganna alla luce di quanto detto?

«Ho paura di sì, considerando anche il percorso impegnativo della cronometro. Allo stesso tempo non dobbiamo dimenticare che Van Aert oggi ha speso molto, mentre Ganna si è riposato. Sarà una bella sfida, tifiamo tutti il nostro Filippo!»