Sembra una maledizione per il corridore che ha l’Italia nel cuore: è infatti quasi certo che Thibaut Pinot non prenderà il via al Giro d’Italia che partirà l’8 maggio da Torino.
Dolore
Il Tour of the Alps doveva essere il suo trampolino di lancio verso la corsa rosa, ma proprio sulle salite alpine il corridore francese ha capito che il dolore alla schiena è ancora troppo forte. Il recente intervento chirurgico evidentemente non ha ancora portato a una risoluzione definitiva del problema. Philippe Mauduit, il direttore sportivo del team francese, non ha lasciato molte chance. «Non abbiamo niente da nascondere: Thibaut è venuto al Tour of the Alps proprio per mettersi alla prova. Abbiamo visto che ha ancora dolore alla schiena dopo l’operazione e le terapia».
Pinot: un momento difficile
Prima di partire per il TotA, Pinot aveva ammesso con L’Equipe che soltanto se si fosse sentito al cento per cento si sarebbe presentato al via del Giro. «E’ la corsa più difficile e se fossi al 95% non partirei. Non voglio rivivere l’ultimo Tour o la Vuelta». Il mal di schiena infatti è stato la causa di tanti guai per il trentenne francese anche lo scorso anno, quando Pinot non è riuscito a correre un Tour de France all’altezza delle sue aspettative (caduto nella prima tappa, è uscito dalla lotta per la classifica dopo una settimana) e ha dovuto rinunciare presto (dopo appena due tappe) anche alla Vuelta. I problemi fisici purtroppo lo tormentano da sempre, tanto che Thibault ha finito soltanto la metà dei grandi Giri a cui ha preso parte: 7 su 14.
Amore per il Giro
Thibaut Pinot ha corso il Giro soltanto due volte. Nel 2017 chiuse quarto, vincendo la penultima tappa, ad Asiago. Stava facendosi la gamba per il Tour, che poi non finì. L’anno dopo invece non finì il Giro. «C’è qualcosa che mi attrae al Giro – aveva detto ad Alexandre Roos che lo aveva intervistato per L’Equipe ai primi di febbraio – penso di averne bisogno per riprendermi. La mia decisione è stata presa prima ancora che conoscessi il tracciato del Tour, che ha confermato la mia scelta. Non volevo andare per ritirarmi di nuovo, l’ho già sperimentato troppe volte. Un altro fallimento sarebbe troppo per me. Ma quando guardo il percorso del Tour, non vedo davvero cosa avrei potuto sperare. Se le cose invece andranno molto bene al Giro, si riparte, rimettiamo in moto la macchina». Ma se il Giro non si corre?
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