Roglic: «Sconfitto da Pogacar perché non conoscevo la salita. Questo ha fatto la differenza»

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Primoz Roglic intervistato al termine della tappa 5 della Vuelta 2020. (Foto: A.S.O./PHOTOGOMEZSPORT2020)

Se Mathieu Van der Poel e Wout Van Aert ci hanno fatto divertire nelle più importanti classiche di questa prima parte di stagione, Tadej Pogacar e Primoz Roglic ci terranno incollati alla televisione al prossimo Tour de France. In realtà la sfida tra i due è già cominciata: al Giro dei Paesi Baschi se le stanno dando di santa ragione e nessuno vuole cedere nulla all’avversario.

I due, già vincitori rispettivamente della prima e terza frazione, sono separati in classifica generale da soli venti secondi a tre tappe dalla conclusione della corsa iberica, ma hanno sottolineato una differenza di atteggiamento che da sempre caratterizza i corridori del gruppo: ricognizione si o ricognizione no?

Tadej Pogacar ha detto ieri in conferenza stampa di aver vinto proprio perché conosceva bene la salita finale. Lo sloveno della UAE Team Emirates ha confessato di essere andato in ricognizione la mattina prima della tappa insieme al suo direttore sportivo, perché preferisce pedalare su strade conosciute, senza andare “alla cieca”.

Diverso invece l’atteggiamento di Roglic, un corridore che non ama particolarmente le ricognizioni. Il corridore della Jumbo-Visma ammette tuttavia che la sconfitta è arrivata proprio perché non conosceva la salita a differenza del suo avversario. «Pogacar sapeva dove muoversi. Ha fatto la differenza negli ultimi 500 metri. Probabilmente, conoscendo in anticipo il percorso mi sarei comportato diversamente e avrei vinto la tappa».