Baldato lancia Trentin al Fiandre: «Sta volando, ecco i consigli per imitarmi. A ottobre può fare la Roubaix»

Michele Bartoli e Fabio Baldato festeggiano il successo di Bartoli al Giro delle Fiandre 1996, quando i due erano compagni di squadra al team MG Boys Maglificio
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Quando si torna sulle strade del Fiandre si entra su una dimensione parallela che a volte gira le spalle al mondo e spesso ci scappa la poesia. Muri che impennano nel cuore della corsa. Una magia imminente. Fabio Baldato ha sempre amato correre a l’ancienne: attaccare dove si può, dove si riesce ed essere un corridore d’azione è stato il vangelo in anni nei quali l’attendismo e le strategie facevano uscire dai radar della corsa senza avere speranze di giocarsela. Baldato, vincitore di due De Panne, di quattro tappe al Giro d’Italia, di due tappe al Tour de France, quattro alla Parigi-Nizza e due alla Vuelta a Espana oggi è direttore sportivo della UAE Team Emirates: quibicisport.it insieme a Baldato esplora segreti della Grande Classica che ha sfiorato due volte arrivando secondo nel 1995 e nel 1996 alle spalle di Johan Museeuw e Michele Bartoli. L’evoluzione della tattica in gara, i possibili scenari e le chance della squadra emiratina. Con un pensiero finale dedicato alla Parigi-Roubaix: sul pavé a ottobre, Baldato ci svela che potremmo vedere all’opera Matteo Trentin. Per una prima volta destinata a passare alla storia. Ma andiamo con ordine. Saliamo a bordo dell’ammiraglia con Baldato e iniziamo il magnifico viaggio verso il Giro delle Fiandre di domenica 4 aprile!

Baldato, come arriva la UAE Team Emirates al Fiandre?

«I ragazzi stanno bene a vederli. Abbiamo avuto un paio di incidenti anche noi: Gaviria si è rotto la mano a causa della caduta alla E3 Saxo Bank Classic, Oliveira anche era caduto. Ma penso che in queste gare sia abbastanza normale avere un infortunio. Nel compenso gli altri, Matteo Trentin sta bene e ha una buona condizione, Alexander Kristoff è un’altra pedina importante della squadra e ha dato buoni segnali alla Attraverso Le Fiandre: è uscito malato dalla Sanremo ed è venuto in Belgio soffrendo, ma contiamo di avere là davanti anche lui, è già arrivato sul podio al Fiandre. Bjerg e Bystrøm anche stanno andando molto bene, si è creato un bel gruppo».

Sul piano tattico che chiave di lettura dai alle prime gare nel Nord?

«Corse molto aggressive e veloci. Alla Attraverso Le Fiandre che magari qualche anno fa non era tra le corse più importanti, le prime due ore sono state sul filo dei 50 km/h. La prima ora di corsa a 51 e la seconda a 47 di media. Le squadre sono forti, organizzate e tutti vogliono far bene e farsi vedere. L’unica corsa dove si è vista la supremazia è stata la E3, dove la Quick Step ha dettato legge. Poi anche le altre squadre hanno preso un po’ le misure e noi abbiamo fatto vedere qualcosa insieme alla Jumbo-Visma con Van Aert e alla Alpecin-Fenix con Van der Poel. Anche la Ineos non va sottovalutata: Van Baarle aveva fatto buone gare già prima e con la vittoria di mercoledì, è un uomo da tenere in considerazione per il Fiandre».

Il modo di interpretare le Classiche è cambiato rispetto agli anni ’90?

«Il livello generale si è alzato. Negli anni ’90 c’era una decina di squadre che venivano attrezzate tecnicamente, con corridori molto competitivi a cominciare dalle squadre dal Belgio e dall’Olanda. Noi come MG con Giancarlo Ferretti eravamo una squadra che ci teneva alle Classiche ed eravamo preparati. Ora trovi venti squadre dove veramente tutti hanno corridori ottimi. È diventato più estremo il posizionamento nei punti principali e con le radioline è cambiato molto. Prima si correva molto di più: io personalmente marcavo a uomo Museeuw, Tchmil e Van Pegetem. Dove si muovevano loro andavo anche io. Ora questo tipo di corse sono più a schieramenti, a squadre con lead out di un gruppo o dell’altro».

Siete già andati in ricognizione sui Muri?

«Il nostro albergo si trova proprio nella zona dei Muri. Siamo a dieci-quindici chilometri. Con oggi sono due settimane che siamo qui, tra un giorno e l’altro proviamo dei tratti, ma non abbiamo messo insieme una ricognizione globale della corsa. In più allenamenti vedremo gli spezzoni di gara. Quando poi parli con un corridore come Trentin, lui sa tutto a memoria ogni curva e domani (oggi per chi legge, ndr) con Matteo (Trentin, ndr) faremo la parte principale con Paterberg, Kwaremont, Koppenberg e Taaienberg che rappresenta uno dei momenti decisivi della corsa. Andiamo per rinfrescarci la memoria e valutare le condizioni delle strade».

Trentin terzo alla Gand: può ripetersi domenica o fare meglio?

«Era importante conquistare un podio ed essere là. Alla Gand è andato bene grazie all’ottimo lavoro suo e della squadra e si è trovato davanti con i corridori più forti e ha guadagnato un ottimo podio. Alla Attraverso Le Fiandre è stato sfortunato: è rimasto coinvolto nella caduta di Viviani, ha dovuto aspettare un cambio bici e ha inseguito molto per rientrare. Ha tirato la volata per il terzo posto a Kristoff e la sua presenza in squadra è preziosissima: sa chiamare i compagni, sa tenere il gruppo unito, è il direttore in corsa che capisce e vede come si muovono le altre squadre, dando suggerimenti».

Nel ’95 e nel ’96 due grandissimi secondi posti al Fiandre dietro Museeuw e Bartoli: consigli per i tuoi?

«Alla fine bisogna aver le gambe, i muri sono sempre gli stessi. Bisogna far la differenza. Mi vien da dire che il livello e il numero di pretendenti è maggiore rispetto ai miei anni».

Parigi-Roubaix rinviata al 3 ottobre: periodo diverso, altri possibili scenari.

«Non cambia molto la corsa. Sicuramente cambia per noi squadre e per i corridori. Da sempre quelli che preparano questa prima parte fino alle Fiandre, puntano anche alla Roubaix. Questa nuova data vorrà dire, per chi veramente vuole essere protagonista, ripensare a un avvicinamento migliore e capire se fare la Vuelta o qualche altra corsa prima. Sicuramente cambia l’approccio, l’allenamento e il riprogrammare un picco di condizione in funzione di una corsa come la Roubaix. Ora sarebbe stato più facile perché gli specialisti sono più pronti. Kristoff alla Roubaix ci teneva tanto e per lui il rinvio è un peccato. Per Matteo (Trentin, ndr) che magari non era sicurissimo di partecipare, potrebbe essere l’occasione di farla a fine stagione. Ora pensa più all’Amstel Gold Race visto come sta andando sulle salite e sui muri. Chi farà l’avvicinamento al Mondiale si troverà prontissimo».