Van Aert e Van der Poel, gemelli diversi con un obiettivo in comune: la Milano-Sanremo

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Negli ultimi mesi assistere ai testa a testa tra Wout Van Aert e Mathieu Van der Poel è diventata un’abitudine: l’attacco di uno chiama in causa anche l’altro, la polemica ogni tanto s’accende, se in gara c’è il primo allora dev’esserci necessariamente anche il secondo (e viceversa). La fortuna, perché di fortuna si tratta, vuole che questi due straordinari corridori puntino sostanzialmente alle stesse corse: successi parziali nelle brevi e grandi corse a tappe, classiche monumento, Olimpiadi, campionati del mondo ed europei, ciclocross. Tuttavia, pur intravedendo delle similitudini, sono le differenze tra i due a risaltare e ad infiammare il dibattito.

Van Aert-Van der Poel: differenze e similitudini di due fuoriclasse

Intanto la prima: per un curioso caso del destino, il belga Van Aert corre per la olandese Jumbo-Visma, mentre l’olandese Van der Poel milita nella belga Alpecin-Fenix. Eppure far parte di una squadra piuttosto che di un’altra non è un dato secondario: Van Aert è uno dei capitani di una delle formazioni più forti al mondo, ha l’obbligo di vincere o comunque di rendere al massimo praticamente in ogni appuntamento al quale prende parte, quando non deve primeggiare nelle classiche deve spremersi per Roglic sulle salite del Tour; Van der Poel è sì il riferimento unico della Alpecin, ma quest’ultima a differenza della Jumbo-Visma ha molte pressioni e responsabilità in meno, poiché è una Professional e può contare su un organico decisamente più modesto.

Questo si riflette sul modo di correre di entrambi: Van Aert, ad esempio, non può permettersi gli attacchi a lunga gittata e, diciamolo pure, talvolta sconclusionati di Van der Poel, perché la Jumbo-Visma da lui si aspetta soltanto che sia il più fresco possibile quando la corsa entrerà nel vivo. L’olandese, al contrario, può permettersi una certa libertà: a volte, come alla recente Kuurne-Bruxelles-Kuurne, si muove a diverse decine di chilometri dall’arrivo per poi essere ripreso (nel caso specificato è arrivato dodicesimo, la vittoria è andata a Mads Pedersen). Esemplare, qualche giorno fa, la situazione nella quinta tappa della Tirreno-Adriatico: Van der Poel in azione senza la necessità di seguir alcun copione, Van Aert invece intenzionato a curare la classifica generale, e quindi a seguire i vari Pogacar, Landa e Bernal.

I segnali della Tirreno-Adriatico

L’ultima Tirreno-Adriatico, oltretutto, ha aperto un’altra questione: da adesso in poi, se non ci sarà Roglic, la Jumbo-Visma avrà in Van Aert un altro capitano per puntare alla classifica generale delle brevi corse a tappe. Van der Poel, al contrario, continua a disinteressarsene: se Van Aert è arrivato nono a Prati di Tivo, Van der Poel ha chiuso oltre il centesimo posto a 20’30” (risparmiando così le energie per l’azione del giorno successivo). Una domanda sorge spontanea: non è che Van Aert stia chiedendo troppo a sé stesso?

Nelle ultime tre stagioni ha partecipato una volta alla Tirreno, due volte a Sanremo, Roubaix e Delfinato, tre volte al Fiandre e quattro alla Strade Bianche. Senza dimenticare il Tour dello scorso anno, il primo portato a termine, visto che nel 2019 si ritirò nel corso della tredicesima tappa. Il calendario di Van der Poel, vuoi per volontà e vuoi per lo status della Alpecin-Fenix, fino ad ora è stato molto più blando: lo scorso anno ha disputato quattro classiche monumento su cinque, è vero, ma la prima della sua carriera l’ha affrontata soltanto nel 2019, quando aveva già compiuto 24 anni. Non ha ancora preso parte ad un grande Giro (debutterà quest’estate al Tour, come lui stesso ha dichiarato seppur controvoglia, poiché il suo obiettivo principale rimane la prova olimpica di cross country di Tokyo). In più, tra lavorare per tirare la volata a Merlier e limare per difendere la maglia gialla di Roglic al Tour c’è una bella differenza.

L’impressione, o perlomeno quella di chi scrive, è che almeno per il momento Van der Poel riesca a mantenere una certa leggerezza e un certo distacco dal risultato finale: attacca per scombinare i piani, per cogliere di sorpresa, per imparare a gestirsi (aspetto che ancora deve affinare). Oppure, come nel corso dell’ultima Tirreno-Adriatico, attaccare per registrare i giri del motore in vista della Milano-Sanremo. Van Aert, invece, alla stagione di ciclocross e alle responsabilità nelle classiche italiane e del Nord deve aggiungere quelle delle brevi corse a tappe, che a detta sua proverà a vincere, e quelle nei grandi Giri, dove continuerà a puntare alle vittorie di tappa e durante le quali dovrà proteggere e aiutare Roglic. Senza dimenticare le cronometro, disciplina della quale è vicecampione del mondo. Se Van der Poel ha un affondo irresistibile, infatti, Van Aert continua ad essergli superiore sul passo e nell’inseguimento (fondamentale che l’olandese non sembra ancor saper gestire con sufficiente lucidità).

Ecco, almeno in parte, chi sono i due favoriti per la Milano-Sanremo ormai imminente: due talenti cristallini e poliedrici che hanno riscoperto il gusto della rivalità, del rischiare di perdere pur di vincere in maniera magnifica e inaspettata. Due grandi corridori che si differenziano più di quanto si assomigliano.