Van Aert, maledizione Mondiale: tre volte secondo in 5 mesi, che beffa

Van Aert Ostenda
Wout Van Aert venerdì in prova sulla sabbia di Ostenda (foto: Instagram/Belgian Cycling)
Tempo di lettura: 2 minuti

Tre mondiali, tre secondi posti. Sempre lì, fermo al confine tra un meraviglioso trionfo e una delusione cocente. Wout Van Aert da settembre a ieri, da Imola a Ostenda, ha arricchito l’argenteria di casa e inserito nell’album foto di podi poco sorridenti. Lui è un corridore stand-out, che spicca, formidabile. Capace di vincere ovunque, di conquistare tre maglie iridate consecutive nel ciclocross, di lavorare come un treno per i capitani. Tappe al Tour de France, Strade Bianche, Milano-Sanremo, la prima tappa del Giro del Delfinato con arrivo in salita, il campionato nazionale belga a cronometro e le volatone di gruppo. Non cambiano le classifiche, ma il palmarès del fuoriclasse di Herentals si arricchisce. Negli ultimi tre mondiali è arrivato tre volte a un passo dal trionfo, un vero peccato.

Van Aert, medaglie d’argento e team d’oro: il Belgio armata in cerca del colpo finale

Silver medal, golden team: medaglia d’argento, squadra d’oro. All’indomani della prova iridata di Imola vinta da Julian Alaphilippe WVA commentava con orgoglio il risultato conquistato grazie a un lavoro globale in sintonia con i compagni di nazionale. Sembra quasi uno scherzo del destino arrivare secondo dietro a Van der Poel, nipote di Raymond Poulidor, l’eterno secondo del ciclismo per eccellenza con otto podi al Tour de France: un record assoluto composto da tre secondi e cinque terzi posti, senza mai indossare la Maglia Gialla. Ieri MVDP è stato più forte: superiore nella conduzione della bici, potente sulla sabbia, dirompente sulla rampa al 20%. E Wout, vincitore di tre mondiali di ciclocross consecutivi dal 2016 al 2018, lo ha riconosciuto.

I dioscuri celesti hanno dimostrato di essere, ancora una volta, un’armata fortissima sconfitta dall’olandese volante. Per il capitano a Ostenda c’è stato ogni elemento richiesto per provare a vincere: tanta corsa, tonnellate di sacrificio, forza nell’inseguimento. Ma il vincitore ne aveva di più. Gli manca il guizzo quando serve? No, è questione di giornate e il tris di argenti dimostra l’eclettismo del campione della Jumbo Visma. Gli haters diranno: «La storia insegna che restano indelebili i nomi dei vincitori e che la costanza conta più dell’abbondanza, a patto di vincere».

Il ciclocross fornisce una grande preparazione fisica e mentale. Insegna ad andare a tutta per un’ora e più, come su strada si verifica di rado per l’esasperazione tattica e lo studio di marchingegni tecnici che comandano a bacchetta i corridori. Il 2021 è appena iniziato e Van Aert è un uomo per tutte le stagioni: il terzo secondo posto in cinque mesi brucia, ma sarà una lezione per il futuro. Il ciclismo non è un circolo di bridge e vince uno solo. WVA dal confine invoca Re Mida. La caccia all’oro continua.