Pedersen: «Van der Poel e Van Aert non sono imbattibili e hanno punti deboli»

Mads Pedersen con la maglia di campione del mondo conquistata a Harrogate nel 2019, durante la terza tappa del Tour 2020 da Nizza a Sisteron (foto: A.S.O/Alex Broadway)

Lui e il Resto del Mondo dietro. Il 29 settembre sul viale arcobaleno di Parliament Street in molti si chiedevano chi fosse Mads Pedersen: l’eroe della Danimarca che prima del 2019 non aveva mai conquistato la maglia iridata più ambita. Alcuni anche con scetticismo, amareggiati per la sconfitta bruciante del nostro Matteo Trentin, quando assaporavano il dolce gusto del trionfo che all’Italia manca da troppo tempo.

Nella cornice romanticistica dello Yorkshire è stato un finale a eliminazione. Do or die. Boom, boom, boom: tutti giù per terra come nel bowling. Può vincere chi resiste. Può vincere chi ha nel dna la fatica e la sofferenza sotto un diluvio bestiale. Tra i superstiti nella giornata da tregenda nel cuore del Regno Unito c’è anche Mathieu Van der Poel che crolla verso i 250 km. Ma al traguardo ne mancano ancora 15. Quelli più importanti. Quelli decisivi. Pedersen ricorda proprio quel magico finale per confermare i numeri di cui è capace, confermati quest’anno con il successo alla Gand-Wevelgem davanti a Van der Poel e Van Aert: «Non sono imbattibili. Ho già dimostrato che anche loro possono arrivare secondi o terzi. Certo, non posso batterli ogni volta, proprio come non posso vincere sempre. Ma so che posso batterli e questo mi basta».

Pedersen e i rimpianti per un 2020 con poco arcobaleno

Il 25enne di Tølløse alla Trek-Segafredo ha portato la personalità e la sfrontatezza di un gambler delle due ruote. Gioca sempre le proprie carte, senza paura e con l’onestà intellettuale di analizzare la maglia di campione del mondo con parole di rilievo: «Tutti pensano che le strisce arcobaleno ti rendano cento volte migliore, ma non lo fanno. Devi lavorare per confermarti». Ovviamente in cuor suo ha un grandissimo rimpianto: aver onorato la maglia iridata nella stagione più particolare degli ultimi anni: «È stato un peccato non poter mostrare ai miei figli le foto del velodromo di Roubaix con la maglia addosso. Quella è stata la mancanza più grande del 2020. So di essere giovane e ora penso che sia il momento di dimostrare che sono all’altezza dei migliori ogni volta che corriamo».

Mads scherza sui punti deboli di Van der Poel

Nel 2018 dopo il secondo posto al Giro delle Fiandre alle spalle di Niki Terpstra, Mads ha fatto capire che se vede il cielo grigio rende al massimo: «Ci fosse stata la pioggia per me sarebbe stato meglio. Peccato. Sono felicissimo in ogni caso». A Harrogate, buon per lui, c’era tantissima pioggia e il danese scherza sulla crisi capitata a Van der Poel nella fase-clou della corsa: «Il punto debole, se guardi su YouTube i Mondiali di Harrogate, arriva a 16 km dalla fine. Questo è il suo punto debole» ha detto scherzosamente ricordando il momento di crisi dell’Olandese Volante in Gran Bretagna quando faceva parte anche lui del gruppo di testa, precisando: «Mathieu dà il 100%. Non sempre va bene come tattica. Su una gara di 265 km è crollato a 250. Quindi non va male, semplicemente ha avuto una giornata no». Obiettivi per il 2021? Provare il bis mondiale in Belgio: «Se dovessi scegliere una gara per vincere quest’anno, vorrei riconquistare l’iride». La caccia all’arcobaleno è già iniziata. Parola di Pedersen.