AMARCORD/11 Tour de France 2014, Nibali in stato di grazia: quattro tappe e il trionfo a Parigi

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Ventesimo nel 2008, sesto nel 2009, terzo nel 2012: nel corso degli anni, Vincenzo Nibali era entrato via via nella ristretta cerchia dei grandi attori del Tour de France. Mancava solo il trionfo, e quello era precisamente l’obiettivo dello Squalo ai nastri della Grande Boucle 2014. 

Alla partenza da Leeds, il quadro dei favoriti è chiaro: davanti a tutti, Chris Froome e Alberto Contador, terzo uomo Nibali, il quale insegue anche l’en plein nelle tre grandi corse a tappe, dopo il Giro d’Italia vinto l’anno prima e la Vuelta conquistata nel 2010. 

Vincenzo non è tipo da giocare di rimessa, così decide di agitare le acque ben prima delle grandi montagne. Già nella seconda tappa, a Sheffield, scatta nel finale e conquista la maglia gialla. Ma il capolavoro lo fa tre giorni dopo, nella frazione che arriva a Arenberg, zeppa di infido pavé.

Non avendo mai corso la Roubaix, in primavera è andato con i compagni dell’Astana nel nord-est della Francia, a fare un corso accelerato. Il giorno della tappa, una pioggia fitta rende i ciottoli terribilmente viscidi e la corsa diventa una successione estenuante di cadute e inseguimenti.

Contador va ben presto in difficoltà, Froome cade due volte e si ritira clamorosamente dal Tour. Lo Squalo sente l’odore del sangue e mette i suoi a tirare. Alla fine è terzo dietro all’olandese Boom e a Fuglsang, suo compagno di squadra, preziosissimo nel quadro tattico dell’Astana. Tutti staccati gli uomini di classifica.

Nibali in maglia gialla all’attacco sul pavé della Ypres-Arenberg Porte du Hainaut, 5ª tappa del Tour de France 2014. Lo segue Jakob, allora compagno di squadra nell’Astana. Un’azione a sorpresa che si rivelerà fondamentale nell’economia di quel Tour, anche perché nello stesso giorno Froome si ritirò e Contador rimase attardato.

Dopo i ritiri di Froome e Contador lo Squalo fa il vuoto

Qualche giorno dopo, Nibali perde la maglia gialla ad opera di Gallopin, ma se la riprende immediatamente nella prima tappa di alta montagna, che termina alla Planche des Belles Filles. È la giornata che segna il calvario di Contador, che a un centinaio di chilometri dal traguardo cade, riprende a pedalare per un tratto, poi abbandona. La diagnosi parlerà di frattura alla tibia. Nibali invece è in stato di grazia e va a cogliere la sua terza vittoria.

Usciti di scena Froome e Contador, nessuno può contrastare l’italiano, che vince ancora sulle Alpi e fa poker sui Pirenei, nella tappa del Tourmalet. Il suo vantaggio si dilata sempre di più, tanto che a Parigi arriva con 7’37” su Péraud e 8’15” su Pinot.

La maglia gialla torna in Italia a 16 anni di distanza dal successo di Pantani. «Nibali immenso», titola Bicisport accanto alla sagoma vincente del siciliano, che a 29 anni ha già in bacheca il trittico Giro-Tour-Vuelta, a cui possono ambire solo i grandissimi.