Trentin: «Le regole del ciclismo sono vecchie, seguiamo la Formula Uno»

Matteo Trentin alla Volta Algarve 2020 (foto: Instagram/Matteo Trentin)
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Siamo quasi nel 2021, il ciclismo si è evoluto in ogni singola sfaccettatura e campioni come Matteo Trentin sono il risultato di una maniacale ricerca e cura dei particolari dallo sviluppo delle biciclette alla tecnica, dalla nutrizione degli atleti alla preparazione fisica. Però ancora manca qualcosa e non parliamo di un aspetto marginale, ma della sicurezza che dovrebbe rappresentare il caposaldo della programmazione di uno sport professionistico che fa della strada il proprio teatro naturale di lavoro, spettacolo, passione e adrenalina pura.

Matteo Trentin e Philippe Gilbert all’unisono: «La nostra sicurezza è la priorità del 2021»

La sicurezza non è un optional: Matteo Trentin e Philippe Gilbert due attaccanti nati in gara, sono andati allo scoperto per una giustissima causa anche nel meeting dell’UCI sui nuovi protocolli per il prossimo anno. Tutti abbiamo ancora negli occhi la spaventosa volata del Giro di Polonia con Fabio Jakobsen della Deceuninck Quick Step uscito da autentico miracolato in un incidente pazzesco.

Oggi alla Gazzetta dello Sport l’azzurro passato dalla CCC alla UAE Team Emirates, ha ribadito come grazie alle prese di posizioni sue e di Gilbert si sia arriva a qualcosa di buono: «Abbiamo fatto una serie di proposte e siamo sulla buona strada. Le nostre regole sono vecchie, non sono mai state rinnovate e non sono andate di pari passo con l’evoluzione del ciclismo. In altri sport, come ad esempio la Formula Uno, le moto, ma anche il pattinaggio sul ghiaccio, dove se cadi non ti fai male grazie ai cuscini che attutiscono il colpo, sono stati più bravi».

Anche nel ciclismo bisognerebbe clonare o imitare i sistemi adottati in altri sport di livello mondiale. Prenderli a esempio, studiarli, sperimentarli: sì, senza vergogna, perché quando c’è qualcosa di utile, funzionale e che guarda alla crescita globale del movimento è legittimo assumerlo a modello e tentare di riprodurlo. Il 31enne di Borgo Valsugana, campione europeo nel 2018 e vice-campione del mondo nel 2019 a Harrogate nello Yorkshire, ha espresso un parere anche sullo stato di salute del ciclismo: «Economicamente, non sono tutte rose e fiori, la pandemia ha colpito tutti. Ma vedo molta passione, come dimostrano le tante bici vendute. I giovani vogliono interagire, manca la parte dinamica dello spettacolo. Dobbiamo modernizzarci anche noi».

– Leggi l’intervista a Philippe Gilbert sul tema della sicurezza dei corridori