Aru: «Quando vinci tutti fratelli, quando perdi, nemmeno cugini. Il mio futuro? A breve saprete tutto!»

Fabio Aru in una foto d'archivio al Tour of the Alps del 2018
Tempo di lettura: 3 minuti

Fabio Aru è tornato a parlare questa sera in diretta su RaiSport+HD nel corso del programma “RadioCorsa” con Andrea De Luca e Beppe Conti. Le scelte fatte in passato e che magari cambierebbe, la metamorfosi repentina delle persone che vanno e vengono in base ai risultati ottenuti, la suggestione di un ritorno al ciclocross e la lettera che Beppe Martinelli gli ha dedicato su Bicisport. E la grandissima voglia di mettersi in gioco che da sempre ha contraddistinto il Cavaliere dei Quattro Mori: a breve scopriremo la sua nuova squadra perché a Fabio Aru manca soprattutto correre in Italia, il Paese che dalle vittorie di due Giri della Valle d’Aosta l’ha sempre ammirato per la spettacolare determinazione e grinta che sfodera quando sale in sella.

Aru, cosa non rifaresti degli ultimi anni?

«Le cose negli ultimi anni sono andate un po’ così, non bene. Diciamo che spero di vivere momenti un po’ diversi nel prosieguo della mia carriera. Sicuramente non ascolterei certe persone che ho ascoltato: nel senso che alla fine quando sei come nella mia posizione, dove fai buoni risultati tutti ti vogliono dare dei consigli e però bisogna ascoltare solo poche persone. Certe volte si sbaglia in questo e fai un minestrone».

Hai molti meno amici adesso Fabio?

«È logico quando vinci hai venti-trenta cugini, dieci fratelli, hai genitori dappertutto. Invece alla fine quando le cose non vanno benissimo tanti ti voltano le spalle, ti criticano, ma è così la vita non solo lo sport».

Fabio di recente abbiamo visto una tua foto in maglia azzurra di ciclocross: hai mai pensato di tornare a praticarlo?

«Sinceramente ne avessi la possibilità, logicamente di fare qualche garetta di un livello non troppo alto mi piacerebbe come esperienza. Magari per fine Dicembre, inizio Gennaio avere la possibilità di rifare un po’ di cross anche perché mi piaceva tanto come disciplina».

Su Bicisport Beppe Martinelli ti ha scritto un’accorata lettera quasi per un ritorno all’Astana: a che punto sei con la nuova squadra?

«Mi è capitato di leggere la lettera proprio questo pomeriggio. Avevo letto qualcosa su internet di Martino che mi aveva fatto questa lettera. Non è una cosa nuova: con Martino ci siamo sempre sentiti durante gli anni a parte quando siamo alle gare. Alla fine è stato il mio primo direttore sportivo da professionista e con lui ho raggiunto dei grandi risultati e dei grandi traguardi. Non dimentico tutto quello che è stato. Ci siamo confrontati e scontrati parecchie volte, però è rimasta nonostante le diverse squadre una grande stima reciproca. Secondo me questo è il bello».

Aru, la voglia e la testa in un atleta fa moltissimo: hai ancora voglia di tornare a quel livello?

«Sicuramente. La voglia e la grinta di mettersi in gioco e di fare le cose per bene ci sono sempre state. Logicamente prendere legnate può essere costruttivo una volta. Due, tre, quattro, cinque fanno male. Negli ultimi mesi ho passato periodi non troppo belli, anche per questo avevo preferito prendere un po’ di tempo per me stando lontano dai Social e dal mondo del ciclismo nonostante abbia seguito il Giro e mi tenga sempre documentato sull’ambiente. Ci sarebbe bisogno di ritrovare un certo feeling con delle buone prestazioni».

Cosa manca per una decisione in vista del 2021: è una questione economica con la nuova squadra, di programmi?

«È una questione più di progetto, di programmazione. Sarà un cambiamento e deve esserci un cambiamento. Quest’anno la stagione e il mercato si sono spostati un po’ più in là per tutti i motivi legati al Covid e a livello economico anche il ciclismo ne ha risentito parecchio. Mi sono voluto prendere tutto il tempo necessario e mi sono sempre allenato, sono andato in bici, in palestra, qualche camminata a piedi e mi sono sempre tenuto in forma e in movimento per quello che è il periodo. Non manca tanto: a giorni si saprà qualcosa di più. Mi sono voluto prendere il giusto tempo. Mi manca il Giro, negli ultimi anni ho fatto sempre il Tour. Qualche gara in più in Italia sarebbe bella».