«Una giornata così se la sarebbero volentieri risparmiata tutti». Mauro Vegni è molto amareggiato dopo l’evento che oggi ha scosso le strade del Giro d’Italia. Una situazione surreale. Corridori in protesta, la tappa che tarda a partire e i pullman a velocità controllata sull’autostrada. La diciannovesima frazione da Morbegno ad Asti sta per partire proprio in questi istanti e il direttore della corsa rosa è chiaro e preciso nelle sue dichiarazioni: «Gli appassionati hanno aspettato due ore per strada il passaggio dei corridori. È stata una decisione subita, non accettata. Abbiamo chiamato i corridori sulla partenza e non sono venuti».
Vegni deluso, ma la storia non finisce qui
Con le unghie e con i denti, contro tutto e tutti il Giro d’Italia vive gli ultimi tre giorni di gara. «Chiudiamo il Giro, ma a bocce ferme qualcuno pagherà anche questo. Ciò non toglie il rammarico per la brutta figura come sport e come ciclismo dopo aver fatto tantissimo per portare in volata il Giro a Milano. La figura di oggi oscura quanto di buono fatto finora. Questa è la prima giornata di acqua vera, per essere Ottobre siamo andati troppo bene e la distanza della tappa si sapeva».
Ultima riflessione sulla divergenza di pareri anche all’interno dello stesso gruppo: «Non era freddo perché c’erano 13°C e ho controllato prima della partenza. Gran parte dei corridori non era d’accordo con il fatto di neutralizzare la tappa, ma qualcuno ha preferito non correre e non è corretto che alcuni scrivano sui Social che la richiesta è arrivata ieri. In verità è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno. Quella di oggi è la dimostrazione di come tra i corridori e le squadre non ci sia un dialogo. Arriviamo a Milano poi qualcuno pagherà».















