Un fenomeno per classe, gambe e testa, va bene. Ma il mondo di Tadej Pogačar, che ieri ha coronato un Tour de France favoloso con il sorpasso inflitto al connazionale Roglic, è ancora largamente sconosciuto. Ecco dieci cose che forse non sapete:
1. Come altri atleti sloveni, ha una formazione polisportiva. Da ragazzino giocava al calcio, poi lo ha mollato quando ha scoperto la bicicletta. «Pedalare è una gioia, la cosa migliore che abbia provato», ha detto. Talento eclettico, è già stato campione sloveno di ciclocross.
2. È salito su una bici seguendo l’esempio del fratello Tilen: «Volevo fare tutto quello che faceva lui». Il fratello però ha smesso presto, lui ha deciso di continuare.
3. Alla sua prima corsa, Tadej arrivò ultimo su quaranta partecipanti. Risultati grigi in tutta la stagione, al massimo si piazzò quindicesimo.
4. Il papà è operaio in una fabbrica che produce sedie per ufficio, ma nella sua famiglia lo studio è una priorità. La mamma è professoressa, la sorella maggiore Barbara è ingegnere elettronico. Il fratello Tilen frequenta l’università. Tadej ha frequentato un istituto meccanico, poi si è iscritto alla facoltà di Management sportivo, ma ha abbandonato (almeno momentaneamente) per dedicarsi alla bici.
5. Lo stupore. In questo folgorante inizio di carriera, Pogačar si mostra sempre sorpreso di se stesso. È stata la sua reazione di fronte al successo del Tour, ma lo stesso è accaduto in passato. Si disse “stupito” quando vinse il Tour de l’Avenir, così come dopo le prime vittorie da professionista. Gli capitò anche da ragazzino, il giorno che tagliò per la prima volta il traguardo davanti a tutti: «Ero sorpreso, il mio obiettivo era solo finire la corsa…».
6. Anche la sua fidanzata, Urška Žigart, corre in bici, nella Alé BTC Ljubljana: in questi giorni ha partecipato al Giro Rosa ed è arrivata 78ª. È campionessa slovena in carica a cronometro: chissà che non abbia dato a Tadej qualche consiglio utile prima della strepitosa gara contro il tempo che gli ha permesso di conquistare il Tour de France.
7. Ancora su Urška: per la conclusione del Tour sui Campi Elisi si era portata in valigia un vestito giallo e uno bianco. Ce li aveva dietro dal Tour de l’Ardèche, poi se li era portati dietro al Giro Rosa: quando si dice la premonizione…
8. L’Italia: Pogačar è legatissimo al nostro paese, è cresciuto a 100 km dal confine e corre su una bici italiana, la Colnago. E l’ultima corsa a tappe vinta prima di passare professionista è il Giro del Friuli Venezia Giulia. Senza contare l’anima italiana della Uae Emirates, rappresentata da Giuseppe Saronni.
9. Ha superato Egan Bernal nella classifica dei più giovani vincitori del Tour de France. Con il colombiano ha anche una curiosa contiguità: anche lui ha vinto in sequenza Tour de l’Avenir e Amgen Tour of California, prima di esplodere nella Grande Boucle.
10. La testa. Chi lo conosce bene assicura che parte della sua forza è nella tranquillità e nella lucidità che mette nel suo mestiere. Ha detto: «Non soffro troppo per le sconfitte. Anzi, mi fanno capire quali sono i miei limiti e mi aiutano a migliorarmi». Lo stress? «Non mi piace lo stress e non soffro la pressione. La mia forza è la calma».














