
Sono stati presentati il Giro d’Italia e il Tour de France, due percorsi simili per caratteristiche. La corsa rosa, che partirà da Venaria Reale il 4 maggio, è un po’ meno dura del solito, con circa diecimila metri di dislivello in meno rispetto allo scorso anno. Ci sono gli sterrati toscani, i muri marchigiani, due cronometro, lo Stelvio (da Bormio) come Cima Coppi e la suggestiva doppia scalata al Monte Grappa nella penultima giornata. Con Nibali abbiamo analizzato i passaggi decisivi, Fondriest invece non ha dubbi: Tadej Pogacar deve partecipare, per puntare alla tripla corona e per aggiungere l’ennesima perla al suo palmarès. Il Tour, invece, scatterà il 29 giugno dalla meravigliosa cornice di Firenze, per fare rotta poi verso Bologna e verso Torino e proseguire la sua corsa in Francia. Un’edizione più dura del solito, specialmente nel finale: tornano Plateau de Beille e Bonette (2.802 metri!), con la spettacolare cronometro dell’ultimo giorno tra il Principato di Monaco e Nizza che può rivelarsi decisiva. Per la prima volta, la Boucle non terminerà a Parigi. Come sempre interessante l’analisi di Silvio Martinello: il Giro presenta tappe troppo corte, Pogacar difficilmente verrà finché non avrà sistemato i conti con il Tour, Van Aert invece potrebbe partecipare alla corsa rosa (e un domani persino provare a misurarsi nella classifica generale). E’ finito il Prestigio: ha vinto Francesco Galimberti della Biesse-Carrera, passista-scalatore cresciuto con regolarità che tuttavia non passerà professionista, entrando a far parte degli elite. Mattia Pinazzi dell’Arvedi, invece, ha primeggiato tra i non continental: tra gli Under 23 è stato il miglior velocista puro e ora passa professionista coi Reverberi. Ma il ciclismo italiano ha smesso di puntare sugli elite: sul prossimo numero di Bicisport dedicheremo un’inchiesta al tema. E ancora il Lombardia di Pogacar e di Bagioli, lo sfogo di Saronni sui problemi del ciclismo contemporaneo, vent’anni di Quick-Step nei ricordi di Lefevere e una bellissima intervista a Paolo Savoldelli sulla sua vita e sulla sua carriera, durante la quale ha conquistato due edizioni del Giro d’Italia.

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IN COPERTINA
Giro & Tour. Vivrà tra noi l’allegria della sfida
Percorso meno duro, ma quante salite…
Subito aspro, ma i conti si fanno alla fine
Martinello senza peli sulla lingua. Sentiamolo
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Si dice che il Tour che non va sul Tourmalet, è come Parigi senza la Torre Eiffel. Henri Desgrange, l'inventore della corsa, peròTour de France, cos’è la “regola dei tre secondi” che ieri ha salvato Vingegaard - Bicisport
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La 6ª tappa del Tour de France chiama i big all'appello: si scala Col d'Aspin e il Col du Tourmalet per più di 4000 metri di dislivello!


















